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Dic
21

« Scioperi, scioperetti e sciopericchi »


A scalda il cuore, rivedere insieme la triplice sindacale, dopo la separazione infausta e quei due. per il dolore andare a consolarsi a cena a palazzo Grazioli, poi le manifestazioni stile vengo anch’io no tu no : ma poi finalmente il ritrovato accordo.
Solo che ripensandoci bene, durante il precedente governo non è che si siano tanto visti, salvo i soliti scioperi di facciata per dire che esistevano ; ma adesso sono a caccia di consensi come se fossero in campagna elettorale.
Lo starnazzare con fischietti e trombette con sventolio di banderuole dell’occasione con relativo contorno di palloncini e manifesti, non è che dica o faccia più di tanto ; l’unica certezza è la decurtazione della ben misera busta paga di ore che sarebbe stato meglio spenderle in altri motivi.
I problemi economici e sociali sono evidenti, ma nello stesso tempo delle storture macroscopiche, prendendo in esempio gli storici scioperi agrari, che duravano mesi, motivi validi per farli ce ne sono.
Un esempio tra tutti la porcheria notturna del consiglio regionale del Lazio, visti i tempi lavora di notte per accrescere i privilegi della casta, e la
governatora Polverini ha commentato: “Abbiamo corretto un’anomalia, prospettandolo come qualcosa di ineluttabile e immanente come il destino”.
A questo punto tutti i dipendenti della regione Lazio, scendere in sciopero ad oltranza sino all’annullamento di questo scempio ; aiutati dagli altri colleghi delle altre regioni a sopportare il peso dello sciopero sorretti da quella famosa triade sindacale.
Ma purtroppo non ci sono più quel tipo di italiani, ed il fatto, dopo le solite strombazzate su giornali e televisioni è sceso tranquillo nel dimenticatoio, con buona pace di chi deve fare i conti con i tagli e gli aumenti di spese.
In compenso, invece di mettersi intorno ad uno tavolo a discutere costruttivamente per trovare una soluzione nel mondo del lavoro, i sindacati fanno a gara per chi è più rissoso o erudito nei suoi eloqui ; continuando la solita opera di proclami e diktat, che non servono certo a migliorare il clima di crisi che esiste.
Oggi più che mai ci vuole una vera svolta di pensiero, gli arroccamenti su preconcetti o fatti pretestuosi non servono altro che alimentare disaccordi, ma ancor peggio penalizzare i lavoratori nel loro futuro.
I problemi d’oggi erano gli stessi del 1984 : “fisco, pensioni e occupazione”, ma all’epoca c’erano ben altri sindacalisti come nella politica ; oggi desolatamente bisogna ammettere un decadimento d’usi e costumi, nei quali ognuno si prende la propria parte.
Ma facendo bene attenzione che i cittadini/elettori hanno la memoria lunga, e non avranno dubbi su chi ha usurpato il suo diritto di preferenza, ma ancor più chi con falsi pretesti ha abusato della sua intelligenza.

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