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Lug
04

Incollato alle poltrone

Renzi: “Non torno al Pd delle correnti. Se vogliono cacciarmi, ci provino”

Renzi: “Non torno al Pd delle correnti. Se vogliono cacciarmi, ci provino”

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omai in Italia ci abbiamo fatto il callo, uno dei tanti casi eclatanti quello di Attilio Befera l’uomo dai mille incarichi [https://www.investireoggi.it/attualita/befera-luomo-dai-mille-incarichi-superati-i-limiti-di-eta-viene-rieletto/]; ma adesso anche il firenzese rimane abbarbicato alle sue due adorate poltrone, quella da presidente del consiglio e quella da segretario del PD.
Benché nel partito, o meglio quel che ne resta tra correnti, spifferi e tornado, ha più volte manifestato l’incompatibilità delle due cariche; il cittino fa orecchie da mercante anche dopo la dura reprimenda Massimo D’Alema invitando l’attuale premier-segretario a lasciare la guida di un partito “abbandonato a se stesso: Renzi non può sommare la carica di premier e di segretario del partito”.
Per essere più chiaro ecco cosa dichiara



Forse, viene il dubbio che stia macchinando qualche altro inciucio, dopo la coltellata al precedente premier letta, fece scuola il famoso hastag #staisereno alla Bruto, poi iniziò con gli alfaniani, patto del Nazareno, gruppetti misti ed ondivaghi a seconda del contraccambio.
Su questo tema è decisamente interessante l’articolo scritto da Giuseppe De Tomaso sulla Gazzetta del Mezzogiorno:

“È il doppio incarico (leadership del partito maggioritario e premiership) il principale baluardo della stabilità di governo e del quadro politico complessivo. È il cosiddetto modello Westminster (in Inghilterra il doppio incarico è la regola) che il cattolico liberale Alcide De Gasperi (1881-1954) e il moroteo Leopoldo Elia (1925-2008) volevano rendere «strutturale» per l’Italia. Non a caso, finita la stagione degasperiana, il modello Westminster ha lasciato il campo al modello quarta repubblica francese, caratterizzato da una conflittualità permanente e da una ingovernabilità proverbiale.
Il doppio incarico rafforza automaticamente, senza necessità di mettere mano alla Costituzione, i poteri del presidente del Consiglio. Di fatto, il doppio incarico, sottrae al Capo dello Stato la prerogativa di poter sciogliere in anticipo le Camere. Sulla carta il presidente della Repubblica conserva sempre questo potere, ma di fatto il boccino è nelle mani del segretario-premier che, potendo bloccare qualsiasi iniziativa in grado di salvare una legislatura, dispone del vero potere di vita e di morte sulle due assemblee legislative.”


Ergo, salvo miracoli, ce lo dobbiamo ancora tenere sul groppone.

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1 commento

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  1. Avatar
    Vittorio scrive:

    caro voce, il tuo dire non fa una grinza perché rispecchia fedelmente la realtà del momento costruita nel tempo con artifizi e raggiri da mente criminale di primissimo livello che muove disinvoltamente queste sue marionette. solo

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