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Lug
15

5 uscieri per 1 buongiorno

sarubbi


“Tre uscieri in un corridoio, due in un altro: al ministero sono impiegate cinque persone con il compito di dirmi buongiorno e buonasera. Volevo mandarne uno al museo di piazza Venezia, che non ha custodi. Mi hanno chiesto se stessi scherzando e se venissi dalla Luna”. Non è la convention del MoVimento 5 Stelle, ma quella di Scelta civica: il primo incontro nazionale del partito, da quando Monti lanciò il simbolo per le scorse politiche. E al microfono, sul palco del teatro Eliseo di Roma, non c’è un’anonima cittadina portavoce deputata, ma una donna dal cognome pesante: Ilaria Borletti Buitoni, già presidente del Fai e componente del Consiglio superiore della Banca d’Italia, eletta alla Camera e poi nominata sottosegretaria ai Beni Culturali.
L’imprenditrice milanese – che prima di candidarsi con Monti aveva incrociato la politica solo di striscio, lavorando per Susanna Agnelli nei suoi anni al Senato – è un fiume in piena. “Ammettiamo che ci sia un benefattore cinese disponibile a finanziare il restauro di una nostra statua, con un milione di euro, e che ponga come unica condizione l’inizio dei lavori entro un anno: dovremmo ringraziarlo e dirgli che non è possibile, perché le procedure di assegnazione durano almeno tre anni. E la tempistica vale anche per gli interventi in seguito ai crolli, che invece dovrebbero essere immediati”. La platea applaude, così come – qualche minuto più tardi – applaudirà la frecciata dell’ex premier alle lobby delle controriforme, rappresentate da alcuni settori di Pd e Pdl: “Nessuno dei due poli ha il coraggio di affrontare questi argomenti”, accusa Borletti Buitoni, e Monti le darà manforte con l’esempio delle circoscrizioni giudiziarie (“Ci chiedono di tagliare la spesa, ma poi cercano di far saltare la razionalizzazione dei tribunali”).
Politicamente parlando, la strategia di Scelta civica assomiglia a una sorta di grillismo buono: andare a mettere il dito nelle piaghe dei malfunzionamenti della pubblica amministrazione, prenderne le distanze – “essere civici significa non avere scorie”, rimarca la senatrice Giannini, ex rettore dell’università di Perugia – e proporre cambiamenti immediati.
Per il settore dei Beni culturali, ammette in realtà la sottosegretaria Borletti, è difficile fare rivoluzioni in presenza di una cronica mancanza di risorse. Ma alcune di queste – suggerisce – potrebbero essere liberate con relativa facilità, se si desse il via a una sorta di audit interno: spostare personale dove serve, eliminare gli eccessi per poi assumere quegli archeologi, quegli storici dell’arte e quei funzionari che oggettivamente mancano. Quanto ai problemi attuali del ministero, l’ex presidente del Fai ne vede almeno due. Il primo, già accennato, è appunto il grande peso della burocrazia: non soltanto per i grandi affidamenti, ma anche per le piccole decisioni (“In questi mesi ho partecipato a incontri su incontri: si chiamano riunioni se vi partecipano 10 persone, tavoli se si è in 20, confronti se siamo in 40”). Il secondo è l’assenza di una strategia precisa, dettata anche dal continuo ricambio dei vertici politici (“Un ministro dei Beni culturali in Italia dura in media due anni, mentre ci vorrebbe più continuità”): si parla molto di turismo, sostiene Borletti Buitoni, ma prima ancora di rilanciarlo dobbiamo investire sui nostri tesori. “Le sembrerebbe razionale una grande campagna sul turismo in Italia, per poi far andare i pullman di stranieri a vedere gli scavi di Pompei in queste condizioni? E chi ci ritornerebbe più?”.

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