BLOG : La voce di quasi tutti

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Dic
21

A TU PER TU CON UN PICCOLO JEDI.

anna 17112015-framed


Ad Abu Dhabi alle 3 del pomeriggio c’è una luce che ferisce gli occhi. Alla moschea bianca la luce è ancora più intensa. Esco dagli spogliatoi per donne vestita da Obi-Wan Kenobi e mi chiedo perché alle altre solo il velo e a me il costume di Star Wars. E’ come se lo sapessero che adoro Guerre Stellari da quando ero una bambina, e mio padre mi portò al cinema a vedere il primo film “da grandi”. Mentre cerco di non inciampare nel costume da Jedi e di arrivare senza sudare troppo alla moschea, sento una voce piccina che esclama: “Daddyyyyyyyyyyyyyyy…there’s a Jedi!”. In un attimo mi trovo aggrappata al costume da Obi-Wan Kenobi un tipetto ricciolino coi capelli lunghi e occhi acquosi come quelli di Luke Skywalker. Brandisce una spada laser e vuole a tutti i costi salirmi in braccio e farsi una foto con me. Il papà è imbarazzato. Io no e sto al gioco. Lo prendo in braccio e il riccioletto sorride di un sorriso che sconfigge qualsiasi lato oscuro della forza. E’ splendido nei suoi 6-7 anni da piccolo Jedi. Glielo dico, perché gli Jedi si riconoscono sempre tra di loro, e lui annuisce felice, come se gli avessi detto una grande verità che comunque sapeva già (in fondo, uno Jedi non lo freghi mai!).
Mi resta appiccicato durante tutta la passeggiata verso la moschea. Suo papà dietro di noi intento a scattare decine di foto. Poi arriviamo all’ingresso e dobbiamo toglierci le scarpe. Il piccolo Jedi, che si chiama Matt, mi ha messo in croce con le domande più disparate…da quale galassia vengo, se mi è permesso mangiare la pizza, se so cos’è un hamburger e se mi piace, se nella mia galassia ci sono i dinosauri e le corse dei Gusci, se ne ho mai fatta una….etcetera etcetera. Su Star Wars sono ferratissima e mi invento un’intera galassia, descrivendogli anche una corsa di Gusci che – ovviamente – ho vinto. Mi piace il riccioletto, ma deve lasciare la spada fuori dalla moschea perché i guardiani si stanno innervosendo. Un piccolo Jedi fa un grande casino.
Gli dico di lasciare la spada con le scarpine e si rabbuia.
“No, non la lascio mai, anche quando vado a dormire me la porto a letto”, mi dice imbronciato.
“E perché te la porti anche a letto?”
“Perché una volta non ce l’avevo e la forza oscura mi ha preso”. Gli occhi acquosi che prima ridevano diventano improvvisamente cupi. Nel caldo bestiale, coperta da uno scafandro nero pesantissimo, mi inginocchio e lo guardo dritto in faccia.
“Prima lezione da Jedi, piccolo Matt. Le armi si devono lasciare fuori dai luoghi sacri. E questo è un luogo sacro”. Non mi sembra convinto.
“E se poi arriva la forza oscura?”, mi fa preoccupato.
“Nei luoghi sacri come questo c’è solo la Luce, la forza oscura non può entrare. Qui tu sei al sicuro, Matt”.
Posa controvoglia la spada laser vicino alle sue scarpine da ginnastica. Io comincio ad entrare e all’improvviso la sua manina si aggrappa alla mia e stringe forte.
“Sicuro che non ci succede nulla?”
“Sicuro, Matt, non ci succederà nulla”. E sento un brivido dalla sua manina alla mia.
Ricorderò per sempre la mia visita alla moschea bianca di Abu Dhabi insieme al cucciolo di Jedi. Matt non ha mollato la mia mano un solo istante, mentre gli raccontavo che i tappeti erano stati intessuti da strani animali con la proboscide che provenivano dalla galassia di Persia, dove gli uomini vanno in giro sugli elefanti. Non dimenticherò mai quella straordinaria forza in quella piccola mano. E oggi ancora di più, dopo che ho ricevuto una mail dal papà del piccolo Jedi.
Mi dice “grazie”, perché Matt aveva smesso di sorridere qualche mese prima che ci incontrassimo, quando la “forza oscura” gli ha portato via la mamma e in quel momento lui era senza la sua spada. Mi dice che ora Matt dorme con la spada laser vicino all’armadio e non più nel letto e che vuole che io torni presto ad Abu Dhabi, perché devo insegnargli ancora tante cose. Mi dice che da quel giorno alla moschea bianca il piccolo Jedi è tornato a sorridere e a fare il solito casino che fanno tutti i piccoli Jedi, e che sostiene che nella galassia italiana i bambini non siano costretti a lavarsi i denti prima di andare a dormire (cosa che il papà mi supplica di smentire in modo perentorio, come ho prontamente fatto!). Mi dice che, anche da adulto, Matt ricorderà sempre come un dono prezioso quel pomeriggio di pura luce ad Abu Dhabi, quando ha incontrato uno Jedi che lo ha preso per mano.
Leggo e rileggo la mail del papà del piccolo Jedi, il cuore sorride e penso che è questa la magia di Star Wars. E noi ci siamo tutti dentro.

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