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Ott
15

Arrampicatori di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Arrampicatori? Sì, ma sugli specchi. Ne abbiamo visti tanti, in questo weekend, dare spettacolo. I più snodati (e smodati) Roberto Formigoni, Angelino Alfano e Roberto Maroni. Prima “il Celeste” dice: “Gli arresti dei miei amici di partito non mi riguardano, io ho governato bene la Lombardia e quindi non mi dimetto”. Poche ore più tardi va a Roma, si incontra con il segretario del Pdl Alfano e con il segretario della Lega Maroni e strappa il via libera.Trionfante annuncia: “Azzero la giunta, ne faccio una nuova più ristretta, e vado avanti fino al 2015”. Roberto Maroni non fa una piega, anzi ne fa una per un sorriso di assenso. E’ una piega che però non piace alla base leghista, che, aizzata anche da Bossi e da Salvini, dice in sostanza al segretario: “Ma che figura hai fatto a coprire Formigoni, addirittura umliandoti in via dell’Umiltà, a Roma, nella sede del Pdl!”. Maroni, arrampicandosi sulle parole, si difende: “Ma si è parlato di una nuova giunta, non della sua durata”. Formigoni ribatte che è una menzogna. E comunque, se muore Sansone moriranno tutti i filistei, cioè: se cado io, automaticamente noi del Pdl faremo cadere anche i governatori leghisti di Piemonte e Veneto. Un ricatto. Suggerito da Berlusconi, lascia intendere “il Celeste”. Ma Alfano non vuol passare per ricattatore e, di fronte alla reazione dei governatori di queste due regioni, Cota e Zaia, smentisce qualunque collegamento tra le situazioni di Lombardia, Piemonte e Veneto. I leghisti si sentono più forti e ripropongono l’ultimatum: nuove elezioni in Lombardia entro aprile! Ah sì? E allora elezioni subito! – ribatte Formigoni. L’arrampicata continua.
E sull’altro fronte? Nel Pd c’è Renzi, che, spiazzato da Bersani (e poi anche dalla rinuncia di Veltroni a ricandidarsi) ora se la prende con le regole delle primarie, fa finta che non gli piacciono, poi dice che è disposto ad accettarle, poi conferma che lui, se perde, appoggerà il vincitore,… ma a condizione che le regole siano rispettate. Anche la sua arrampicata continua, favorita da tutti i programmi tv di intrattenimento che fanno a gara per averlo come ospite, con un gran consumo di telecomandi per cambiare canale, perché lui ripete sempre le stesse (poche) cose.
Beppe Grillo si arrampica sull’Etna e arriva a coniare lo slogan “La Sicilia non ha bisogno dell’Italia, ma è l’Italia che ha bisogno della Sicilia”. E’ uno slogan che vale fino al 28 ottobre, giorno in cui in Sicilia si vota per il rinnovo del consiglio regionale. Poi, cambiando area, in primavera potrà esportarlo al Nord, al Sud e al Centro. Il suo è lo specchio per le allodole. Che però in Italia abbondano.
Intanto Bersani si arrampica su Vendola, Vendola si arrampica su Casini, Casini si arrampica su Monti. Il quale si arrampica su tutti noi per far quadrare i conti.

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