«

»

Set
29

Avanti un altro

andreasarubbi


Qualche riflessione a caldo, dopo le dimissioni dei ministri Pdl. Le butto giù al volo, quasi di pancia, senza pesare le virgole: chiedo quindi scusa per alcune approssimazioni. Servono forse più a me per sfogarmi: sono davvero arrabbiato, quasi stomacato, di fronte a un Paese che non impara mai a volersi bene.
Checché si pensi della grande coalizione o dei singoli ministri, nessun Paese può stare in piedi a colpi di governi di 7 mesi. Berlusconi si vanta di aver dato all’Italia stabilità, quando è stato al governo, ma poi – quando non è lui il premier – la stabilità improvvisamente non conta più nulla.
Abbiamo il semestre europeo. E rischiamo il ridicolo, se ci presentiamo con un altro governo ballerino. Se si deve votare, si voti. Se si vuole provare a mettere in piedi un altro governo, con una maggioranza diversa, si ragioni possibilmente a lungo termine. O almeno a medio.
Letta se l’è giocata anche troppo bene, viste le condizioni. Ha fatto le uniche due cose possibili: ignorare le polemiche interne alla maggioranza e tentare di dare qualche risposta concreta. Il decreto del fare era un bel tentativo. Ha rappresentato molto degnamente l’Italia all’estero, proseguendo quella ricostruzione di immagine iniziata da Monti.
L’errore più grande, imperdonabile, di questo governo è stato il caso Shalabayeva. Una macchia che rimarrà nella carriera dei ministri competenti. Di una gravità assoluta, che risalta ancora di più se paragonata alla vicenda di Josefa Idem, costatale le dimissioni.
Se Napolitano terrà fede a quello che ha detto il 22 aprile in Aula, legando la sua rielezione alla permanenza delle larghe intese e all’avvio serio delle riforme, si dimetterà. E questo Parlamento – che non è stato capace di trovargli un successore – eleggerà un nuovo presidente, il quale dovrà poi decidere cosa fare. Ma può darsi anche che Napolitano, nel frattempo, abbia cambiato idea.
La politica in Italia è uno stadio pieno solo nelle curve. Molti vuoti in tribuna, ma per trovare il biglietto delle curve c’è la fila. Da Monti in poi, ho sempre pensato che un periodo di decantazione, di unità nazionale su cose concrete, fosse indispensabile; oggi, purtroppo, mi sembra quasi impossibile. E mi dispiace molto.
L’aumento dell’Iva – peraltro non deciso da questo governo, che ha solo la responsabilità di non aver trovato le risorse per rinviarlo o cancellarlo – è una roba folle. Ma le accise sulla benzina non è che siano meglio. Il problema serio si chiama spesa pubblica, ossia tagli: difficile decidere insieme dove tagliare, se contemporaneamente fai campagna elettorale in due direzioni opposte. Il vantaggio di una maggioranza politica seria (e non rabberciata) è che almeno può prendere decisioni; le larghe intese, invece, sui tagli si intendono poco, perché nessuno vuole prendersi la responsabilità.
Pensavo che la mia legislatura fosse stata sfigata, ma questa è peggio.

Media 3.00 su 5


Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato!


*