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Mar
04

… babele … di Francesco Briganti

dallarete01


“ DISORIENTAMENTO. – Perdita della nozione dei rapporti fra la propria persona e l’ambiente, che si verifica in diverse malattie mentali. Si può distinguere un disorientamento rispetto al luogo, al tempo, alle persone; e queste diverse forme non si presentano nello stesso grado: prevale invece or l’una or l’altra nelle diverse malattie; e anche diversa è la genesi del disorientamento di volta in volta. (…) “ (enc. Treccani; ndr)
Il disorientamento, quando non fosse patologico, è dettato, anche, dalla differenza ad essere una costante, tra ciò che sembra e quello che, invece, effettivamente è; quindi dall’apparire; dalla favola mediatica diversa nella sostanza, ma sempre uguale nella dinamica della diffusione e della propaganda; dal desiderio comune di credere in qualcosa o dai retaggi antichi di una appartenenza, che essa sia figlia di una raggiunta convinzione, di una età, o di una socialità, ognuna specifica e particolare, poco importa; il disorientamento deriva dalla speranza, a volte esigenza, di un miracolo messianico; dalla disperazione, dalla delusione, dalle disillusioni continue e generalizzate.
Chi fosse in quella condizione non vede, non capisce ciò che gli succede intorno.
Quello che la gente non capisce è qualcosa che è insito nella parola stessa: “ gente” intesa come moltitudine amorfa; gregge, branco e/o insieme non pensante ma seguente.
Quello che, invece, le persone, intese come singoli soggetti, non capiscono può essere ricercato nelle condizioni socio-economiche di ciascuno; diventa qualcosa che è diretta funzione dell’io e/o dell’intorno di ciascuno di noi; per dirlo in modo che sia comprensibile anche per un bambino di tre anni, ogni singola persona, ciascuno di noi “non capisce soltanto ciò che non vuole o non gli conviene capire”.
Da qui le fideistiche appartenenze e le criminali connivenze; le fantasiose cecità politiche ed il credere in una Ruby vergine marocchina o nel sovranismo come soluzione; l’illusione che un governo di destra, quale che fosse la bandiera sotto cui appare, sia invece l’espressione di una idea di sinistra e ultima, ma non per importanza, che la mafia, quella criminale, le mafie, anche quelle politiche, le baronie universitarie, quelle ospedaliere e così via, al di fuori della Sicilia e/o in quei luoghi, insieme di genti, citati non esistano.
Non lo hanno capito le genti Milanesi, né quelle venete; né quelle emiliane, né quelle toscane e tutte quelle “comunità” a cui faceva e fa comodo chiudere occhi, orecchie e cervello, pur di continuare una “passione pasquale giornaliera” che fosse anche dura da sostenere, ma tranquilla nella sua apatica quotidianità.
Quindi il non-popolo italiano in cui la gente non capisce per definizione nel mentre stesso che gli italiani, le persone, quando non capiscono è perché non vogliono comprendere.
Questo non-popolo di una non-nazione non capisce la pericolosità di una deriva sociale, politica, economica e criminale che lo sta portando verso confini tutt’altro che libertari ed onesti.
Non capisce, ciascuna parte per la sua parte, l’inutilità del e nel seguire chi si mostra come una soluzione ed una risposta senza mai che qualcuno si sia prima chiesto quale è il vero problema o la specifica domanda; non comprende che l’interesse: personale, di casta, di professione, di tifo, di condominio, le corporazioni insomma, non potrà e non potranno, mai e poi mai, riuscire a unificare in un tutto comune e condiviso le varie parti; lascia che il divide et impera riesca lì dove una coscienza unitaria farebbe da baluardo insormontabile ad ogni abuso e sopruso.
Negli anni in cui il movimento studentesco, quello operaio, le categorie più svariate e diverse tra loro scendevano in piazza e marciavano unite il successo, sia pure nel tempo e con i propri tempi, era assicurato giacché erano le persone che avevano capito quanto fosse importante difendere diritti ed esigenze quand’anche queste non fossero determinatamente specifiche per tutti.
In questo le persone risollevavano ed assolvevano anche la loro egoistica e personale quota di “ asociale piccola criminalità” riscattandosi in una lotta comune. Allora quella piccola quota di asociale criminalità personale non andava neanche nei sogni più ingigantiti, tra le persone comuni, oltre il fregare una fila, un parcheggio in tripla, una auto assoluzione per una furbizia sfruttata al fine di un piccolo vantaggio.
Le persone si ritenevano oneste a prescindere e nella quasi totalità dei casi lo erano veramente.
Oggi, siamo tutti mafiosi e lo siamo nei modi, nel pensare, negli atteggiamenti e lo siamo, fosse pure negandolo, in piena coscienza del fatto che esserlo ci rende dei criminali al pari di chi ruba, uccide, soverchia, protegge, intrallazza, imbroglia, rapina ed è per questo che a ben scavare non c’è una persona sola, in questopaese, che su invito cristiano possa tranquillamente lanciare la prima pietra a lapidare qualcun altro.
Ed è per questo che la classe politica italiana è quella che è: ESSA E’ DIRETTA ESPRESSIONE DI UN NON-POPOLO ACCOMUNATO DAL FATTO E NEL FATTO CHE ALLE PERSONE CONVIENE ESSERE “LA GENTE”.
Ed è anche per lo stesso motivo che la sinistra, quella vera, si ritrova spersa per il mondo italiano: perché è diventata figlia di quella mentalità mafiosa che protegge il singolo orticello; il proprio principato, il proprio FEUDO di voti; il proprio squallido apparire: che poi lo stesso sia senza ” altri frutti altri ” che non siano una piazza, quand’anche fosse stracolma, o una comparsata in televisione, a chi volete che importi?.
L’importante è CREDERSI qualcuno e qualcosa anche se, alla resa dei conti NON TI CREDE PIU’ NESSUNO o solo quei pochi che ti crederebbero a prescindere!.
E’ l’unica spiegazione per cui c’è lo schifo romano, quello milanese dell’expò, quello napoletano della terra dei fuochi, quello genovese del ponte crollato, del latte versato nelle strade in Sardegna, dell’Ilva di Taranto, delle polveri di ferro del quartiere Fratte nel salernitano, delle fabbriche di San Giovanni del Mela, del Mose di Venezia, della TAV, del TAP, del cip e ciop e di quanto ciascuno di noi saprebbe aggiungere solo che ne avesse una convenienza pratica ed un ritorno a migliorarsi.
Lo schifo dunque!; quello nazionale di una politica che dimentica i suoi elettori nel momento stesso in cui siede su quelle poltrone; una politica, perciò, che non sa più rivolgersi alle persone avendo, anch’essa, trovato conveniente il parlare alla gente ed alla sua pancia; una politica che mantiene promesse impossibili solo perché le scadenze elettorali si susseguono l’una all’altra e a poco serve sapere che, poi, pagherà il futuro di tutti; una politica che deve trovare il nemico da discriminare in un crescendo rossiniano che finisce, poi, per colpire tutti in colpe, in conseguenze, in sangue da versare o versato.
Una politica senza più un cuore e ragioni che siano valide per tutti.
Ecco perché serve una sinistra unita; occorre ridare alle persone qualcosa di ideale a discendere da una IDEA CHE E’; una idea in cui credere e di cui fidarsi ciecamente; le persone devono tornare a credere che “ compagno origina davvero da cum panis e da nessun uomo abusi dell’uomo “ altrimenti…
è finita compagni e senza remissione dei peccati!.

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