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Gen
29

Bufale in politica

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Il sito “Pagella Politica” ha eletto Beppe Grillo, il leader del Movimento 5 Stelle, “Pinocchio 2013″. Dopo un sondaggio tra i lettori, il gruppo di giovani studiosi che monitorano le principali dichiarazioni dei nostri politici e ne verificano l’attendibilità, ha dato il titolo di “Panzana dell’anno” a una sparata del comico sulla crescita economica in Germania.
La dichiarazione risale a gennaio 2013, quando quest’ultimo si trovava a Siena per lo Tsunami tour: “La crescita non dà posti di lavoro, li toglie… il raddoppio della produzione in Germania ha portato a una riduzione dei posti di lavoro del 15%”. Pagella Politica smentisce, citando dati Eurostat e Ocse: l’occupazione e la produzione erano invece complessivamente aumentate.
Nel sondaggio su chi fosse il maggiore “ballista” tra i politici italiani, Grillo ha ottenuto il 55% dei voti, contro il 20% dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, il quale dichiarava a Corrado Formigli su La7, in piena campagna elettorale: “Il debito del Comune di Roma è zero. Non abbiamo nessun debito”. Ad Alemanno segue Silvio Berlusconi con il 16%, che a gennaio 2013 giustificava il suo precedente operato in campo economico, dicendo che “non c’entra nulla il governo sulla riduzione dello spread”.
In meno di due anni sono state monitorate circa 60 mila dichiarazioni e verificate più di 100, classificate da “Vero” a “Panzana pazzesca”, passando per “C’eri quasi”, “Nì” e “Pinocchio andante”. Ogni politico ha un profilo e un indice di veridicità delle sue affermazioni. Quelli con il risultato peggiore sono Berlusconi e Grillo, rispettivamente con il 58% e il 59% di veridicità. I più credibili risultano Enrico Letta (85%), Matteo Renzi (78%) e Angelino Alfano (69% su 31), i migliori in assoluto Emma Bonino (90%) e Laura Boldrini (91%).
Recita il motto del sito: “Siamo un sistema aperto, partecipativo e votato alla fattualità, perché le bugie hanno le gambe corte”. E’ una verità che probabilmente sfugge all’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nonché leader di Forza Italia, che ha reso un must il “detto e contraddetto” nella sua storia di rappresentante delle istituzioni, a prescindere dall’argomento trattato. Sulla moneta unica, ad esempio, ha detto tutto e il contrario di tutto. Alcuni esempi. “Un bel po’ di merito per l’entrata dell’Italia nell’euro l’abbiamo anche noi” (25 marzo 1998). “Siamo tutti uniti da un comune destino. L’euro si è imposto positivamente, diventando un simbolo dell’Europa” (16 gennaio 2002). “Il governo non ha posizioni di scetticismo sull’euro. Però ho ancora una certa nostalgia della lira, perché sapete… quando uno ne ha fatte tante di lire…” (4 marzo 2002). Poi la giravolta. “L’aumento dei prezzi si deve soprattutto all’introduzione dell’euro, che è stato deciso dai governi precedenti al nostro. E’ evidente che con l’euro i conti sarebbero stati arrotondati all’insù” (20 dicembre 2003). “Oggi per esempio io ho legato l’euro al nome di Prodi, vista la connotazione negativa che ha la moneta unica” (28 luglio 2005, manifestazione elettorale a Roma). Dall’euro alla situazione economica generale dell’Italia, il passo è breve. “Siamo un’economia forte, la terza del mondo. Il nostro stile di vita è quello di un Paese benestante, i consumi non diminuiscono, i ristoranti sono pieni, negli aerei non si riesce a prenotare” (4 novembre 2011 al G20 di Cannes, in piena tempesta europea sull’Italia). E’ falso, visto che nel 2011 la Borsa di Milano ha ceduto in un anno il 25,6%, secondo Confcommercio hanno chiusi i battenti 9mila ristoranti e l’Istat ha certificato un -16,5% nei viaggi aerei.
Anche Beppe Grillo, quanto a dichiarazioni risultate non veritiere, ha un curriculum abbastanza lungo. Memorabili sono quelle sull’Aids, che secondo il comico non esiste ed è “una bufala”. Per quanto riguarda il cancro, disse che “fa parte di una serie di invenzioni partorite da complotti internazionali”. Tra le sue dichiarazioni recenti vi è quella sul “reddito di cittadinanza, proposta impossibile da applicare in quanto equivarrebbe a uno stipendio di 600 euro al mese per tutti coloro che sono disponibili a lavorare e un’integrazione al reddito fino a 600 euro per le pensioni e le indennità di importo inferiore. Il costo complessivo supera, secondo le valutazioni più prudenti, i 30 miliardi di euro all’anno. Costi che difficilmente possiamo permetterci in un momento di crisi come quello attuale.
Per le pagelle del 2014, dovremo attendere un po’.
[Fonte : FUTURO EUROPA di Giulia Cortese]

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