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Lug
20

C’era una volta Silvio

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Per un’assemblea di partito che non doveva decidere su temi fondamentali, in un sabato caldissimo di metà luglio, un’ora e mezzo di discorso è un tempo infinito. Ma forse c’era da immaginarlo, perché nessuno come Renzi è bravo a riempire i vuoti, soprattutto nella comunicazione meteo-centrica di mezza estate, e a dettare l’agenda ai mass media. Ieri, per esempio, ha detto che tutti i giornali avrebbero titolato sulla promessa di ridurre le tasse, e puntualmente ciò è avvenuto; anche se si tratta di una promessa, appunto, e anche se i temi sul tavolo erano molti di più.
“Avete capito bene”, dice il presidente del Consiglio alla platea, quando promette di intervenire su prima casa, Ires, Irap e a ridosso della campagna elettorale 2018 – viva l’onestà – addirittura su scaglioni Irpef e pensioni. È una frase già sentita, quell’avete capito bene: un intercalare berlusconiano, verrebbe da dire, ma il gioco delle somiglianze tra i due potrebbe regalare soddisfazioni ancora maggiori. E il perché, vedremo, non è casuale.
In uno dei momenti più infuocati della storia del Pdl, la direzione del 4 novembre 2010, Berlusconi si presenta con un discorso scritto. C’è Fini ormai fuori, e l’allora Cavaliere commenta che “il frazionamento dei partiti politici è il peggior guaio che possa capitare a una democrazia”. Cita il lavoro del governo – aveva fatto lo stesso sette mesi prima, nella famosa occasione del “che fai, mi cacci?” – e si dice stupito di come una forza politica che sta governando l’Italia e portando a casa risultati concreti possa perdere tempo a farsi la guerra interna.
La citazione involontaria da parte di Renzi, nel lungo intervento di ieri all’Expo, è stata quasi testuale: “nel Pd ci dovrebbe essere entusiasmo e gioia, e invece siamo la tribù dei musi lunghi”; “il partito più forte d’Italia e d’Europa non può parlare a se stesso, ma deve parlare all’esterno”; “se pensate che siamo in crisi, è colpa del caldo”. Poi, verso la fine, lo ripete chiaramente: nei prossimi due anni ci sono così tante cose da fare che impelagarsi in discussioni interne sarà proprio l’ultimo dei pensieri. Come prevedibile, insomma, tra i due incarichi (capo del governo e segretario di partito) alla fine il primo ha la meglio sul secondo; e la stessa assemblea nazionale, appunto, si rivela una vetrina per parlare delle politiche dell’esecutivo, dove del resto il Pd – come e più ancora del Pdl berlusconiano, all’epoca – ha una posizione dominante.
Ma le analogie tra il Renzi di ieri e il Berlusconi degli ultimi anni non finiscono qui: quella principale, anzi, è molto più di sostanza che non di forma. Tracciando il perimetro dei propri avversari politici, infatti, l’ex sindaco di Firenze ne cita tre: la sinistra più radicale di Civati-Vendola (“Possibile? Sì, ma improbabile”), il “populismo di Grillo” e la “destra becera di Salvini”, quest’ultimo omaggiato delle attenzioni che normalmente si riservano all’antagonista principale. “Non c’è altro”, rimarca il presidente del Consiglio, spazzando via dal panorama politico ogni possibilità di aggregazione dei moderati: una mossa non casuale, proprio mentre Berlusconi cerca di intavolare un dialogo con Passera e Della Valle, a voler dire che quello spazio ormai è del Pd. Vero o falso che sia nel merito, il metodo è lo stesso utilizzato dal leader di Forza Italia, che si ritagliava gli avversari su misura: da un lato la sua proposta, dall’altro la sinistra comunista.
Dal punto di vista dell’agenda politica, è chiaro che gli annunci sulle tasse avranno bisogno di discussioni più approfondite e di numeri concreti: se l’economia non riparte alla grande, infatti, alleggerire le entrate senza uscire dai parametri europei appare un po’ complicato. Più fattibile, invece, è la road map renziana dei prossimi mesi, con le unioni civili infilate tra le riforme costituzionali e la legge di stabilità; difficile però “chiudere evitando scontri”, come auspica Renzi nel passaggio sull’argomento, perché la coperta della maggioranza in materia è abbastanza corta e nel Nuovo Centrodestra c’è già chi festeggia il rinvio.

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