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Lug
18

Che futuro avranno‎ ??


Dopo quest’ennesima soperchieria della pseudo “manovra finanziaria”, il nostro paese sta collassando nella più totale indifferenza, titolava il Corriere della Sera : – In Italia oltre 3 milioni in povertà assoluta Allarme dell’Istat: sono i «più poveri tra i poveri», non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali -, un ritorno ad un passato oscuro. A questo s’aggiungono, oltre il degrado istituzionale che ha raggiunto ormai l’abisso, il vuoto di futuro delle giovani generazioni ma non solo, essendo esterofili il termine è :
NEET è l’acronimo inglese di “Not in Education, Employment or Training”, ed indica individui, generalmente tra i 16 ed i 65 anni (anche se in alcuni paesi la scuola dell’obbligo termina prima o dopo il compimento dei 16 anni)che non stanno ricevendo un’istruzione, non hanno un impiego o altre attività assimilabili (tirocini, lavori domestici ecc.) e non stanno cercando un’occupazione. E’ usato da alcuni enti governativi come termine di classificazione. È stato usato inizialmente nel Regno Unito e si sta diffondendo rapidamente in altri paesi del mondo, come Giappone, Cina, Corea del Sud e Italia; secondo l’Istat, nel 2009 in Italia i Neet nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni erano circa 2 milioni. (Fonte Wikipedia)
Cifre, che dovrebbero far tremare i polsi e riflettere a chi governa, ma è troppo occupato a fare i suoi interessi, può sembrare strano ma su Libero il Franco de Bechis ci ha fatto due puntate al vetriolo che merita leggere :
1 puntata
2 puntata.
Ma sui giovani, mi ricorda tanto Padoa Schioppa, che pretendeva con la finanziaria di consentire ai giovani di affrancarsi dai genitori, tacciandoli : «Mandiamo i bamboccioni fuori di casa»; d’allora ma anche prima ben poco si è fatto, adesso siano nelle nebbie più profonde.
Però, si dovrebbe fare una riflessione, che questo risultato è frutto di una evoluzione distorta della società ; la generazione post bellica degli anni ’45 in poi ha vissuto in un paese “reale”, sacrifici delle famiglie, scuola e lavoro.
Quando si andava a scuola, già dalle elementari, senza borse griffate e senza pretese d’abbigliamento ; idem alle superiori o alle scuole tecniche ; poi esisteva la fucina dell’apprendistato per iniziare a capire cosa significasse lavorare, non per ultimo il servizio militare che dava una visione diversa di quello ch’era la vita,forse ovattata, civile.
Come ha scritto un bell’articolo su Espresso Sabina Minardi : « Non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere. Non fanno sport, non vanno al cinema, non leggono un libro. Dormono a lungo. Abitano a casa dei genitori. Vivacchiano rassegnati», un vero e proprio fallimento sociale strutturale dalla famiglia alle istituzioni.
Ma che possiamo dare oggi d’esempio ai nostri figli e nipoti, un Italia allo sbando dove sta scendendo sempre più nel classismo medievale, e poi che dire quando la “casta” consiglia : «Dovete dire ai vostri colleghi che votare a favore dell’arresto di deputati costituisce un precedente pericolosissimo» ; un paese senza ritegno dove non esistono più quei valori di “mores maiorum”.
Ma ancor peggio, quando i giovano guardano che le capacità e la meritocrazia non servono a nulla, l’asserto fatto : «Noi dobbiamo costruire un partito nel quale, lo diciamo con una metafora, un figlio di papà un po’ asino e scemo non possa battere un ragazzo intelligente e squattrinato» ; nel contesto è decisamente risibile visto certi personaggi in parlamento o nelle regioni.
Di questa oscura fase politica e di politici, l’unica cosa da fare, sarà la “damnatio memoriae” ; nulla hanno dato e nulla ci sarà mai da ricordare.

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