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Gen
04

Che tristezza la mia vecchia Firenze


Ripubblico con piacere/dispiacere questo pensiero dell’amico Fusi del 2/12/2008. Dalle sue parole emerge ancora di più lo sconforto per quello che non ci sarà più a Firenze, di quello che abbiamo perso, di quello che non abbiamo guadagnato. L’evoluzione di Firenze doveva essere una non evoluzione. Un pò come se ad un quadro del Botticelli o del Michelangelo apportassimo modifiche per renderlo al passo coi tempi. Firenze era bella perchè era storicamente semplice, ma anche questo pensiero oramai fa parte della storia. di Marcello Fusi
Alcuni giorni fa partecipai ad una riunione presso un circolo culturale in Firenze. L’argomento era “il futuro della città”, presenti alcuni noti politici dell’area fiorentina, fra i quali anche un Europarlamentare. vecchia_firenzeQuest’ultimo con dotta eloquenza, ci disse, senza tanti complimenti, che Firenze era ormai una città di vecchi poco propensi a pensare al futuro, troppo ancorati ad un passato che impedisce loro di rinnovarsi scrollandosi di dosso palazzo Pitti, L’Accademia, gli Uffizi, ecc. A Strasburgo, parole sue, la tranvia passa in pieno centro storico e nessuno ha da ridire. Egregio onorevole, non sono d’accordo: I vecchi fiorentini piagnoni, come Ella li definisce, sono solamente delusi per l’immagine della loro città, sporca, assediata da un turismo di massa usa e getta, piena di venditori abusivi che irrorano le belle strade del centro storico con i loro tappetini colmi di mercé più o meno contraffatta, piena di pizzerie e fast-food, di brutti ceffi e prostitute che girano di notte, e così via! Per questo rimpiangono la Firenze di un tempo e, anche se comprendono che il passato è passato e che occorre rinnovarsi, non piace loro il presente: pensano forse che, se questo è e sarà il “nuovo”, non resta che rimpiangere il “vecchio”.
lo sono uno di questi, nato a due passi da Piazza Della Signoria.
Ero là, stretto al collo di mio padre, quella notte maledetta che saltarono i ponti e Por Santa Maria e la vecchia casa ballava come una trottola; ero là quando, col cuore in tumulto, ascoltavo di notte il suono pesante e cadenzato degli stivali della ronda tedesca che passava sotto casa; ero là quando i carri degli “alleati” passarono da via Del Corso (che, per la verità, stava loro un po’ stretta) per andare in Piazza Della Vittoria, oggi Piazza Della Repubblica. Poi, piano piano, la lenta rinascita di Firenze, colma di macerie e di dolore. Ricordo L’Arco di San Pierino, oggi teatro di ben più tristi personaggi, dove, a sera, suonava la “Pippolese”, celebre complessino di amene e pittoresche figure di Borgo Allegri, Via de Macci e dintorni. Ricordo quel giorno quando si abbassarono le saracinesche del “48″ oggi “COIN”, durante il funerale di mio padre. Era un vecchio mondo “becero” ma vivo ed umano, dove ti sentivi bene e dormivi sonni tranquilli.
Poi i giorni dell’ alluvione quando, con i vecchi di oggi, mi sono rimboccato le maniche per pulire il marasma lasciato dall’Arno impazzito. Già, ricordo un giorno, via Cavour piena di fango e nafta puzzolente, tanta gente con stivali di gomma, che spalava il fango imprecando. Davanti proprio alla prefettura si fermò una camionetta verde con sopra il Presidente Della Repubblica e relativo codazzo; un vero putiferio! Qualcuno alzò gli occhi e disse: “O sor Presidente, la torni a Roma che qui noi s’ha da fare!” Questi personaggi burberi ed arcigni sono i vecchi di oggi, quelli che non sopportano più l’assordante silenzio degli amministratori di Palazzo Vecchio che, con i loro grossolani errori, tentennamenti e liti politiche senza fine, non sono riusciti a fare qualcosa di positivo per il bene e la crescita della città.
Che tristezza e che voglia della mia vecchia Firenze

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