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Ott
27

Ci fidiamo del caimano ? di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Ma, insomma, ja a fà o nun gna fà? Qualcuno, forse non tra i giovanissimi, può ricordarlo: era il tormentone che – riferendosi di volta in volta a qualche personalità in quel momento alla ribalta delle cronache – recitava a ogni sua trasmissione tv (prima in Rai e Mediaset, poi – emarginato – in emittenti locali) il compianto Gianfranco Funari, personaggio televisivo spesso discutibile ma sempre seguito da un certo “zoccolo duro”, un pubblico di fedelissimi che oggi magari si accinge a dare la propria preferenza elettorale a Beppe Grillo. Ovvero quel pubblico che ama l’attacco diretto al potente e il dire “pane al pane e vino al vino”, senza stare troppo a preoccuparsi del “politicamente corretto”.
‘Gna a fà o nun ‘gna fa (a uscire finalmente di scena, s’intende) è stato il tormentone che ha accompagnato gli ultimi travagliati mesi – della politica nazionale e quindi dei due schieramenti contrapposti di centrodestra e centrosinistra – a proposito dell’effettiva volontà d’abbandono di Silvio Berlusconi. E lui ci ha ben messo del suo per tenere tutti – amici e nemici – sulla graticola. Ebbene, ora il Cavaliere ha proclamato ufficialmente (con la stessa solennità di un video messaggio con cui cominciò la sua avventura) che non sarà più candidato alla leadership del paese. Ma il suo ex alleato storico, Umberto Bossi, e il suo primo avversario storico, Romano Prodi, invitano a essere ancora molto prudenti. E loro sì che lo conoscono bene. Il caimano, si sa, per meglio colpire, preferisce muoversi sott’acqua.
E poi, diciamocelo francamente, se ‘ja a fà o nun gna fa in fin dei conti dipende solo da noi.

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