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Feb
14

Come ai tempi della Prima Repubblica di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Toh chi si rivede, la Prima Repubblica! Siamo inaspettatamente tornati ai bei tempi antichi, quando l’esito di un congresso (democristiano) poteva far cadere un governo (democristiano) e sostituirlo con un altro governo (sempre democristiano). Pensavamo che quel meccanismo fosse da decenni in soffitta e corroso dalla ruggine. Invece no, il Pd è andato a cercarlo, l’ha rispolverato ed è riuscito a rimetterlo in funzione. Con il risultato che abbiamo visto: la defenestrazione di Enrico Letta da parte di Matteo Renzi per fare un nuovo governo ma con la stessa maggioranza.
La direzione del Pd di ieri al Nazareno ha avuto, onestamente, alcuni momenti surreali. Nella corsa a salire sul carro del vincitore s’è sentito di tutto: accuse oggettivamente ingenerose, posizioni del tipo “io non c’ero e se c’ero dormivo”, invocazioni messianiche al “cambiamento radicale”. Il solo Pippo Civati, il terzo incomodo delle primarie oggi a capo della minoranza della minoranza, ha avuto il coraggio di schierarsi contro la linea del segretario: “Non accetto – ha detto – che si parli di scelta obbligata: è una scelta politica fino in fondo quella di sfiduciare Enrico Letta”. E ha aggiunto: “Non capisco perchè sostituendo il premier con la stessa maggioranza le cose dovrebbero cambiare”.
Già, perché dovrebbero cambiare? La maggioranza è la stessa, come ha detto chiaramente Renzi. Quindi saranno gli stessi gli interlocutori, stesse le loro idee, stesse le loro richieste o pretese, stessi i loro possibili veti. Altra considerazione, ancor più importante: i soldi nelle casse dello Stato sono gli stessi, le resistenze ai tagli alla spesa pubblica sono le stesse, l’odiata burocrazia è la stessa (a meno che non si decida di licenziare in blocco, con conseguenti cause di risarcimento, i vertici dirigenziali di ogni ministero).
“Se l’Italia chiede un cambiamento radicale – ha proclamato il segretario democratico – o questo cambiamento lo esprime il Pd o non lo farà nessuno”. Bellissime parole. E nobili intenzioni. Ma, caro Matteo, certi discorsi si fanno dopo che hai appena preso il 51% dei voti alle elezioni politiche. E, sinceramente, possiamo anche augurartelo. Ma nel frattempo, occhio alla palude.

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