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Ago
12

Con quell’aria da boy scout… di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


Da circa trent’anni gli scout italiani non tenevano un grande raduno italiano. Il presidente del Consiglio ha sempre rivendicato la centralità dell’esperienza scout nella sua formazione, il suo valore anche nell’impegno di sindaco a palazzo Vecchio. Inevitabile che ne approfittasse per una esternazione ad ampio raggio, eccitato e gratificato per quanto compiuto, al punto di sottovalutare ostacoli e problemi difficili o insuperabili. Lo stesso superamento del bipolarismo paritario – che, se e quando arriverà in porto, rappresenterà sicuramente una modifica sostanziale della nostra Costituzione – non è stato facile da capire nella sua sostanza per i cittadini. Ma Renzi guarda avanti, si affida al giudizio lungo della storia e all’orizzonte temporale dei mille giorni di governo che si è dato come obiettivo.

Anche sulla grave crisi dell’Europa ostenta una sicurezza che scivola nella sicumera della presunzione. Ma non ci sorprende più ormai questo volontarismo ottimistico, che può scadere a superficiale semplicismo, ma che lui considera probabilmente un’arma per mobilitare energie e consensi e sconfiggere preoccupazioni, scoraggiamenti e sfiducia, presenti in così larga misura tra i cittadini. Renzi confida anche nelle interviste, nello spazio che gli concede questo o quell’altro giornale in calibrata alternanza da un accorto ed eccellente ufficio stampa.

Non basta però l’immagine, per quanto importante. Restano alla fine decisive le soluzioni ai nodi reali e più gravi che arrivano al pettine. Servirebbe forse una comunicazione meno “pilotata” ma vera e chiara, soprattutto comprensibile riguardo alle difficoltà enormi che ci attendono e che richiedono il coraggio della verità e della chiarezza. Niente più belle parole, sorrisi e cattura di simpatia che praticava benissimo l’ex Cavaliere.

Berlusconi si sente più che mai a cavallo, si atteggia a padre della patria e lascia intendere che senza il suo contributo anche per la politica sociale e fiscale, un ampliamento diffuso degli ottanta euro cadremmo in una vera catastrofe. L’alternativa al centrodestra, il definitivo superamento della prima e della seconda repubblica, come ama dire, lo stesso quarantuno per cento alle europee sono frutto di una speranza e di una fiducia che Renzi ha saputo straordinariamente catalizzare.

Ma i voti, specie nel nuovo contesto, non sono per sempre. Lo sanno bene anche Grillo e Berlusconi con le loro alterne fortune tra il voto alle politiche e quello per le Europee. Renzi deve saper tenerne conto e fidarsi soprattutto della saggezza, dell’esperienza e dell’equilibrio del presidente Napolitano. Le guasconate goliardiche, i twitter all’alba, gli ultimatum, anche se a fin di bene (come sanno e praticano gli scout 2014) non sarebbero sufficienti.

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