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Mar
23

CONTRO IL TERRORE CI VUOLE FATALISMO

marcello_veneziani


“Sulle stragi di Bruxelles vorrei dire solo due cose, una sconfortante e l’altra no. La prima è che la guerra al terrorismo è una guerra impossibile, perché anche a sconfiggere il sultanato, a distruggere i campi d’addestramento e a perseguire gli stati conniventi, basta che un giovane islamico su mille, su diecimila, magari cresciuto in Europa, decida di dare la propria vita per questa dannata causa che hai migliaia di potenziali fanatici pronti a farsi esplodere e a uccidere. E a nulla vale il deterrente della guerra per invasati che chiedono proprio quello, morire in guerra per diventare eroi e andare in paradiso. Dunque, ogni dura reazione al terrorismo è giusta e sacrosanta ma non serve a sradicare il terrore.
La seconda considerazione, invece, rovescia la prospettiva. Non ha senso lasciarsi prendere dal panico e dalla paura. Se pure ci fosse non uno ma dieci, venti attentati come quello di Bruxelles o di Parigi, avremmo non decine ma centinaia di vittime, forse qualche migliaio. Ma pur con diversi gradi di rischio, siamo centinaia di milioni noi europei e miliardi siamo noi abitanti del pianeta, e nella scala globale il rischio terrorismo non è più alto del rischio incidenti, cataclismi, follie criminali e altre disgrazie individuali. Fatalismo, è l’unica vera arma per fronteggiare il terrorismo.
A ben vedere, nella prima come nella seconda considerazione è una questione di numeri: non si potrà mai sradicare il terrorismo che cova sotto un miliardo di islamici. E per la stessa ragione statistica, il rischio che corre ciascuno di noi è minimo nonostante il clima di terrore. Noi tutti scontiamo gli effetti, i costi, i controlli, la psicosi, ma il terrore sorteggia campioni d’umanità per il massacro. Insomma, la nostra dannazione, come la nostra salvezza, è appesa ai numeri. Detto questo, facciamo la guerra mondiale ai terroristi e ai loro alleati, chiudiamo tutti i canali possibili per limitare i rischi. E magari aggiungiamo per amor di verità e di storia, che l’Occidente ha contribuito con i suoi errori compiuti in Iraq e in Afghanistan, nella primavera araba, e nei paesi come la Libia, la Siria, l’Egitto, la Tunisia, a innaffiare la malapianta del terrore.”

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