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Dic
11

Da Facebook – ‎Ventimiglia d’antan – 10 DICEMBRE 1943


Vorrei ricordare una delle pagine più dolorose scritte nella storia della nostra città non dal punto di vista storico e statistico,ma come la vidi io ragazzino di appena otto anni. Era da poco passata l’ora di pranzo e con mia madre ci stavamo incamminando verso la casa di un conoscente (abitavo sul Vallone nella casa dove attualmente c’è la farmacia Morel).mio padre era partito per il lavoro nella direzione di Nervia..quando un rumore sordo che ho ancora nelle orecchie e nel cuore ci sorprese e uno stormo di “fortezze volanti”(così venivano chiamati gli aerei da bombardamento)si appalesò nel cielo all’improvviso e subito dopo l’inferno…..uno scoppio come di tuono scoppiato a pochi passi e poi una nuvola densa di fumo….tutto era diventato nero nella notte della barbarie.
Quando la visibilità si fece appena possibile pensammo subito a mio padre e ci incamminammo verso il luogo del disastro Nervia.ma dopo pochi passi, il terrore ci riprese ed il suono di morte ritornò minaccioso. La scena si ripeteva nella zona delle Gianchette, micidiale e fummo nuovamente bloccati.
Finalmene dopo qualche tempo riprendemmo il nostro cammino e strada facendo i nostri occhi scoprirono scene inenarrabili….camion carichi di morti adagiati uno sull’altro ci incrociavano e noi tra in quei cumuli di corpi straziati cercavamo, sperando di non trovarlo, quello di mio padre……..
Arrivati nella zona del Cavalcavia fummo bloccati dalla milizia ma a pochi passi da lì scorgemmo cumuli di macerie dove prima ferveva la vita cittadina, persone che vagavano come zombie ,sanguinanti da ferite e graffi che si erano salvate miracolosamente e fra questi ad un certo punto ecco….il mio papà frastornato e completamente sordo per lo scoppio delle bombe, un attimo di esitazione, un abbraccio…..un pianto dirotto di felicità.
E l’immagine, le sensazioni,la gioia e la paura di quel momento hanno accompagnato la mia vita.
Quel giorno iniziò il calvario della nostra città martoriata per lunghi mesi dal cielo, dalla terra (Monte Agel) e dal mare e la maledizione della guerra si concretizzò nelle nostre menti…..una guerra vissuta
e sofferta, ma che non è di monito alle attuali generazioni
[di Gianfranco Raimondo]

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