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Set
23

Da Grillo a Ingroia di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Leggendo le ultime dichiarazioni del procuratore Antonio Ingroia sul tormentone della trattativa Stato-mafia si ha l’impressione che il magistrato stia esagerando: non per la insistenza con cui sollecita – come è nel diritto di ogni cittadino – che si faccia chiarezza su quella vicenda (da cui peraltro si è volontariamente distaccato aderendo all’offerta dell’ONU di andarsi ad occupare del Guatemala per un anno), ma per i giudizi, i sospetti e le insinuazioni che riversa su personaggi della politica e figure istituzionali che all’epoca dei fatti (1992) avevano altri ruoli, estranei comunque alla materia su cui anche Ingroia finora ha indagato senza venire a capo di elementi certi.
Tra l’altro sarebbe bene che si cominciasse a smitizzare questa faccenda della “trattativa” che sarebbe stata condotta – su questo, almeno, pare non vi siano dubbi – con lo scopo di fermare o frenare, per poi sconfiggerla, la feroce escalation della aggressività mafiosa, che mieteva vittime soprattutto nelle file dei magistrati che erano in prima linea e che – come Falcone e Borsellino – avevano inferto e stavano infliggendo colpi mortali alla mafia proprio facendo leva sui pentiti, che diventavano un’arma nelle loro mani dopo che con essi riuscivano a stabilire, sì, una “trattativa” per ottenerne le confidenze e le confessioni.
Le continue, insistenti sortite di Ingroia rischiano, pur contro la sua volontà, di oscurare o di far finire in secondo piano i gravi problemi di una giustizia che non protegge i cittadini per bene e favorisce i disonesti a causa della macchinosità di norme e codici, l’esasperante lentezza delle procedure, le enormi inefficienze organizzative, l’impreparazione di alcuni giudici, l’affollarsi di eserciti di avvocati.
Può accadere ciò che accade su un altro versante – fatte le debite distinzioni – con l’imperversare di personaggi alla Beppe Grillo, che, con urli, schiamazzi, insulti, sparate demagogiche, ed esaltazione della “partecipazione” via computer, distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica dai temi che occorre affrontare con serietà e con proposte costruttive. Per fortuna c’è, anche tra i suoi sostenitori, chi se ne sta accorgendo. Come dimostra il nuovo flop di ieri Parma, dove alla “adunata oceanica” che aveva programmato c’erano un centinaio di persone.

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