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Feb
11

Dalla rete si legge di Andrea Vanacore


La bocca sollevò dal fiero pasto
quel “capitàn”, suggendo lo stecchino
del lordo che venià dal dente guasto.
Indi ruttò: «Di ruspe al popolino
parlar è l’argomento che mi preme
anneghin nere, in mare col bambino!
Possan le mie parole esser lo seme
dell’odio che da traditòr io godo
ché il cul dell’elettor è la mia speme!
Io or lo so chi tu se’ ed in che modo
venuto se’ quaggiù; ed un piddino
votasti fieramente a quant’io t’odo.
Tu dei saper ch’i’ son Matteo Salvino,
e mai io volli fare dei mestieri:
all’opra preferisco un bel panino.
Urlo: e la gente dona a me poteri
che fan di me al di sopra della legge;
in cambio, prendo pure i lor sederi:
si sa che chi mi vota sceglie il gregge
di pecore che belano al diverso
e fan di me il DVCE che li regge.
E magno, e bevo tutto il sangue asperso
di rom, di komunisti e di migranti.
Con me voi zecche avete tutti perso
prendo milioni e importo dei diamanti
che accumulo a guisa di bottino:
quando s’accorgeranno che li fotto
sarò al riparo all’ombra del Cremlino
e avrò già vinto almen sei terni al lotto!
T’illudi che mi freghi col processo?
A tutti fa piacere il cadregotto…
m’ adùlan e sono pure reo confesso!
Rassegnati: starò per sempre immune!

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