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Ago
10

Dalla rete si legge di Enrico Mentana


Diverse centinaia dei commenti al post precedente confermano come sia impensabile una legge che estenda il reato di apologia del fascismo: si creerebbe solo una sacca ampia di reducisti virtuali, corroborata dalla penalizzazione. Chiedersi come sia possibile che nel 2017 ci siano ancora tante persone che rivendicano l’eredità fascista, facendo lo slalom tra gli errori e gli orrori e magnificando le cose buone fatte nel ventennio, significa non aver mai conosciuto quella parte dell’Italia profonda del “quando c’era lui”. Ma significa anche – in modo meno scontato – non aver mai preso atto dei guasti di una enfatica liquidazione storica di quel periodo di storia italiana. L’ansia di redenzione, l’autopurificazione, il lucro politico hanno impedito per decenni, e in gran parte impediscono tuttora, un’analisi storica più serena. Il fascismo è stato battuto dalla storia, fu un regime volutamente illiberale, teorizzò – anche se mai riuscì a metterlo in atto compiutamente – lo stato totalitario, perseguitò sistematicamente i suoi oppositori, instaurò un apparato di leggi vergognose contro gli appartenenti a religioni e etnie diverse da quella prevalente, si alleò col nazismo e ci portò a una guerra rovinosa. Ma sotto la mole schiacciante di questi innegabili connotati è stato anche tante altre cose che si sono intrecciate alle vite di milioni di italiani. Si è persa l’occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia (di fatto ne sono stati ricordati 130) per cominciare a fare i conti davvero con quel buco di 20 anni. La forza della democrazia sta anche nel potersi permettere una storia collettiva non condizionata dalle esigenze del presente o dalle paure del futuro. Opere di grande spessore (e mole) come quelle di De Felice e Vivarelli, o il grande e variegato lavoro di Emilio Gentile, e tanti altri studi ci mettono in condizione di riaprire il cantiere, prima che la discussione scenda ulteriormente, riducendosi a livelli in confronto dei quali le dispute sul bagno di Chioggia o il manifesto di Giffoni sembreranno dialoghi platonici (in tutti i sensi)

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