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Mar
12

Dalla rete si legge di Enrico MENTANA


Da noi si ragiona di politica con l’animo dei tifosi, e i ragionamenti finiscono sempre per andare là dove ti porta il cuore. Ma la realtà non si piega con lo sventolio delle bandiere. Del vinto si è parlato fin troppo, e tanto ancora si parlerà. Ma dei vincitori? Di Maio e Salvini vengono raccontati come le due nuove maschere della commedia italiana. Il primo – forte del voto di un elettore su tre – è l’emblema di una speranza, una scommessa, e un tangibile impegno preso (il reddito di cittadinanza). La distorsione folkloristica offusca di più l’analisi sull’altro: Salvini non è solo o principalmente un sovranista che vuole rimandare indietro gli immigrati: è l’espressione di una coalizione tutt’altro che precaria. Perché c’è un dato evidente che in troppi rimuovono ancora una settimana dopo il voto: il centrodestra è prima forza in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e perfino in Emilia Romagna. Tracciando una linea retta tra il Moncenisio e Gorizia la percentuale del centrodestra sta sempre sopra quota 40. Ha quasi il 47 nei collegi lombardi, il 48 in quelli veneti e il 43 nei friulano-giuliani. Governa tre delle regioni e tra sette settimane dovrebbe conquistare la quarta (si vota in Fvg). Eppure si passa il tempo a discutere sull’ipotesi di un governo 5 stelle con l’appoggio del pd. Ora, è vero che negli ambienti politici e giornalistici, specie romani, si ama discutere di formule politiche più o meno affascinanti prescindendo dai dati economici. Ma davvero qualcuno può pensare seriamente di governare in questa fase il paese tenendo il nord, che ha sulle spalle la maggior parte del Pil (e dell’imposizione fiscale), all’opposizione?

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