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Mag
19

Dalla rete si legge Facebook di Ivano Sartori

dallarete01


INTOCCABILI
Qualcuno si è chiesto perché avremmo dovuto credere al portavoce di al Shabaab quando ha dichiarato «useremo i soldi del riscatto di Silvia Romano per la jihad». Non dobbiamo credergli, secondo costoro, perché potrebbe essere un mitomane che si spaccia per il portavoce della famigerata associazione terroristica. Se così fosse, perché l’Anonima sequestri somala non lo ha smentito?
Altri suggeriscono che potrebbe trattarsi di tipica doppiezza musulmana: fanno i duri stragisti per farci paura mentre useranno le estorte risorse per procurare cibo e altri generi di conforto alla popolazione somala indigente. E allora perché non hanno rivelato i veri scopi di uno spirito caritatevole che avrebbe reso i sequestratori di Silvia Romano più popolari ai nostri occhi e avrebbe allentato le misure di sicurezza e le precauzioni per proteggere i nostri cooperanti in terra ostile? Riscontrato l’utilità dei rapimenti per una causa nobile e caritatevole perché non cooperare al loro rapimento?
Per nulla convinto che il sedicente portavoce sia un impostore, né che i rapitori dicano una cosa per farne un’altra, passo alla disamina dell’altra faccia della medaglia. Ossia alle dichiarazioni del governo italiano che si ostina a smentire o a non ammettere di avere pagato il riscatto. In questo caso, la bugia è molto più facile da spiegare perché ha nome Ragion di Stato. Chiunque non sia a digiuno di scienza politica sa di che si tratti. In poche parole, dell’uso della segretezza e della menzogna per coprire interessi superiori, tra cui la sicurezza dello Stato, in nome dei quali i rappresentanti del governo nascondono la verità ai governati. I quali legittimamente dubitano della veridicità delle dichiarazioni pubblicamente rilasciate. Un gioco delle parti i cui meccanismi e le cui finalità sfuggono solo agli ingenui assoluti ma sono ben noti ai più incalliti mestatori nel torbido.
Nulla da eccepire sulle ragioni della Ragion di Stato, dunque. Obietto solo che, per renderla più digeribile al colto e all’inclita e conferirle quell’alone di mistero che le si addice, i suoi difensori, ossia i governanti, avrebbero dovuto agire diversamente nel rilascio di Silvia Romano. Non mi riferisco, va da sé, alle complicate trattative svoltesi in suolo africano, ma alla cerimonia del suo rientro celebrata in territorio romano. Sarebbe stato consigliabile un profilo più basso per evitare la calca dei media e la polemica che ne è scaturita ed degenerata appunto nelle contumelie e nelle strumentalizzazioni politiche. Portarla a casa sana e salva era doveroso. Tutto il resto, no. Un conto è il salvataggio, un altro usare il salvato per farsi pubblicità.
Le solite ragioni del cuore e il clamore politico-giornalistico hanno fatto sì che qualcuno, non capendo o facendo finta di non capire, abbia confuso gli insulti alla «cooperante» con una critica alla gestione della vicenda. Ed è così che è iniziato il gioco sporco della politica più sporca, in cui hanno dato il meglio di sé quelli che con termine indiano d’altri tempi si potrebbero definire «intoccabili». Una somiglianza solo semantica.
in India venivano chiamati intoccabili i dalit, i paria appartenenti alla casta più bassa della società, addetti allo spurgo delle fogne, alla raccolta dei rifiuti e ad altre operazioni «immonde». In India, essere dalit è una condizione sociale obbligata; in Italia, una libera scelta. Mi spiego meglio: in India, occuparsi della merda è un’imposizione materiale, mentre in Italia è una vocazione etica, per non dire spirituale, connaturata al proprio essere. In India si tratta di netturbini senza ascensore sociale, in Italia di onorati sporcaccioni (dentro e fuori) che accedono al Parlamento in rappresentanza di una vasta fetta di una popolazione incerta tra l’ignoranza e la delinquenza.
Da noi, la parola «intoccabile» indica sia gli alti papaveri che la fanno quasi sempre franca, sia coloro che non toccheresti neppure con la punta di un palo tanto sono ripugnanti e olezzano di putridume non appena aprono bocca o usano primordiali elementi di scrittura per sporcare un foglio bianco con le loro deiezioni mentali. Soprattutto su Facebook, dove il lindore non regna peraltro sovrano.

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