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Mag
15

Dalla rete si legge Facebook di Leonardo Cecchi

dallarete01


Caltanissetta, 20 settembre 2014, arrestato un imprenditore agricolo per aver letteralmente ridotto in schiavitù un suo bracciante romeno, da lui costretto a lavorare 16 ore al giorno, a vivere tra sacchi di immondizia, topi e parassiti. L’imprenditore gli aveva sottratto il passaporto, costringendolo a lavorare gratuitamente. Il bracciante, quando è stato trovato, versava inoltre in condizioni critiche causa malnutrizione (veniva nutrito con il solo latte che mungeva).
Ragusa, 20 febbraio 2018, arrestato imprenditore agricolo che, scoprendo che un suo operaio romeno si era appropriato di una bombola del gas per riscaldarsi, lo aveva massacrato di botte, chiuso in un garage, legato mani e piedi, appeso ad una trave e bastonato.
Fondi, 14 agosto 2018, arrestati due imprenditori agricoli che sfruttavano e minacciavano diversi braccianti agricoli facendoli lavorare come muli e costringendoli a dormire in una cella frigorifera di un camion ed a servirsi di un bidone di latta come servizi igienici.
Bari, 12 agosto 2019, arrestato un imprenditore che di fatto “possedeva” un pastore di origine bengalese, pagato meno di 2 euro l’ora, fatto dormire in un container e costretto ad usare il pozzo degli animali come bagno.
Terracina, 12 ottobre 2019, arrestato imprenditore agricolo che “spronava” i propri braccianti agricoli a lavorare di più puntandogli coltello alla gola e sparandogli contro con un fucile a pompa.
Grottaglie, 3 aprile 2020, arrestato imprenditore agricolo che faceva lavorare un ragazzo afghano per 20 ore al giorno nei campi, facendolo dormire in un container senza servizi igienici e senza neanche acqua potabile. All’arrivo i carabinieri si sono resi conto che il ragazzo aveva subito pesantissime violenze psicologiche.
Ecco. Questi che avete appena letto sono solo alcuni (pochissimi) dei casi più noti di sfruttamento del lavoro agricolo. Di persone ridotte in stato di schiavitù. Picchiate, malmenate.
In Italia sono infatti decine di migliaia i casi analoghi. Decine di migliaia gli uomini e le donne tenute in queste condizioni di miseria umana.
Eppure, di fronte a tutto questo, alcuni politici ieri si sono detti “basiti” rispetto al provvedimento relativo alla loro regolarizzazione. Basiti rispetto all’idea di strappare spesso ragazzi di vent’anni da torture quotidiane, sfruttamento inumano. Basiti all’idea di garantire a degli esseri umani come loro la possibilità di non dormire in mezzo ai topi, vivere in delle celle frigorifere o di usare come servizi igienici dei bidoni.
Di fronte a tutto questo, loro sono basiti.
Di fronte a qualcosa che non ha nulla a che vedere con sinistra o destra, ma solo con il rispetto della vita.
Allora noi, invece, rimaniamo basiti per un’altra cosa: del loro aver ormai passato quell’enorme confine che c’è tra l’atavica fame di consenso e rispetto della dignità umana. Che, diciamo, con le loro parole hanno calpestato. Nuovamente.

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