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Nov
18

Dalle barzellette allo zoo di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Non c’è niente da fare, è più forte di lui. Il Cavaliere non riesce a frenare la sua voglia di buttarla in barzelletta anche quando si tratta di cose serie. Vedi quanto è successo al momento di sancire la scissione tra “falchi” e “colombe”, ovvero il gran rifiuto di Alfano e dei suoi “governativi” a entrare nella nuova Forza Italia. E la conseguente decisione del suo ex delfino di formare gruppi autonomi in Parlamento che si chiameranno “Nuovo Centrodestra”. Definizione, questa, che a Berlusconi fa inevitabilmente scappare la battuta: “Visto che c’è già Fratelli d’Italia, avevo consigliato di chiamarsi Cugini d’Italia, così almeno sarebbe rimasto tutto in famiglia”.
Certo che, sarcasmo a parte, almeno adesso sì è fatta un po’ più di chiarezza. Il continuo balletto di diktat e ricatti, le costanti “sortite” di quell’ “energumeno tascabile” (definizione di Massimo D’Alema) di Renato Brunetta, i feroci ripetuti attacchi in ogni salotto televisivo della “pitonessa” Daniela Santanché, si spera vengano definitivamente collocati al loro posto: nel livoroso folklore berlusconiano. Ma da qui alla certezza di una futura tranquilla navigazione del governo Letta-Alfano ce ne corre.
Tanto per cominciare i numeri. Se sono quelli annunciati, al Senato c’è sì una maggioranza, ma di dieci, quindici parlamentari. E le sirene del Cavaliere funzionano sempre a pieno regime. E poi, va considerato che nell’elettorato del Pd (non solo negli amici di Matteo Renzi) è dura da digerire l’idea che debbano essere eletti a “salvatori della patria” uomini come il plurindagato Roberto Formigoni o campioni di laicità e di diritti civili come Carlo Giovanardi, oppure quel navigato ex piduista di Fabrizio Cicchitto.
Spariranno pure dalla scena “delfini”, “falchi” e “pitonesse”, ma restano in giro tanti “rospi”. Da ingoiare.

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