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Nov
16

Day? E dai!… di Giuseppe Mariconda


ORA DI PUNTA


Election day una polemica puramente strumentale che puntalmente si rinnova, anche se a parti invertite. Solo tre anni or sono, mica nel secolo scorso, furono i rappresentanti del Pdl a bocciare la proposta del Pd di accorpare amministrative, europee e referendum sulla legge elettorale. Alla Camera del deputati il voto di un radicale (eletto peraltro nelle liste del Pd) risultò determinante per bocciare la mozione Franceschini che chiedeva l’accorpamento delle consultazioni: 276 voti contrari 275 a favore. Il presidente della Camera Fini commentò: “Un peccato che per la paura di pochi il governo rinunci a tenere il referendum il 7 giugno spendendo centinaia di milioni che potrebbero essere risparmiati». Era la Lega a minacciare la crisi di governo se fosse stato deciso l’election day e nel vertice di maggioranza tenuto a palazzo Grazioli (con Berlusconi, allora premier) Maroni e Calderoli (ministri) e capigruppo di Camera e Senato, l’ipotesi fu bocciata. Dichiarazioni, anche allora, a raffica.” Se fosse confermata, questa decisione sarebbe molto grave. Gli italiani non capirebbero. Che si voti il 14 o il 21 giugno significa comunque che ci saranno 300 o 400 milioni di euro gettati dalla finestra. Noi – diceva Guzzetta, il presidente del comitato promotore del referendum – comunque siamo pronti a fare i referendum in qualunque data. Toccherà alla maggioranza spiegare al Paese il perché di questo spreco». Nessuno lo ha mai spiegato…Anzi Berlusconi provò a ridimensionare la cifra da spendere. Pochi milioni non 400…
Lasciando la riunione a casa del premier, i capigruppo del Pdl, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, spiegarono che la maggioranza «chiederà una consultazione alle opposizioni per verificare se l’ipotesi migliore per svolgere il referendum sia il 14 o il 21 di giugno». Mai il giorno 7 dello stesso mese.

Per l’ Udc Pieferdinando Casini ricordava che “è il governo ad avere la responsabilità di issare la data del referendum”. E via elencando con riferimento al terremoto dell’Abruzzo e la necessità di investire diversamente i milioni di euro “sprecati”. Ora -è sempre la stessa storia, purtroppo!- i milioni risparmiati servirebbero per il terremoto dell’Emilia.
Per la cronaca il referendum si tenne il 21 e 22 giugno e la percentuale dei partecipanti al voto superò appena il 23 per cento. Referendum non valido e soldi veramente sprecati, gettati via. Missione compiuta per il centro destra che temeva il raggiungimento del quorum contro il “porcellum”, la legge elettorale, che ora -a parole- tutti vorrebbero cambiare. Persino quelli che dicevano “deve governare chi ha anche un solo voto in più”, “non possiamo rincorrere percentuali e seggi, vince la coalizione che ha più voti….anche se la differenza ammonta ad uno soltanto”.
E con le polemiche di oggi c’è il rischio di raggiungere un altro drammatico obiettivo: far calare la partecipazione alle elezioni – e non solo ai referendum – al 20/ 25 per cento. Avanti così…

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