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Ago
03

Dello scudo anti-spread di Moisè Asta


ORA DI PUNTA


La dura “coccia” di Angela Merkel sarà intenerita dalla paziente, serafica, forza suasiva di Mario Monti, così tenace nell’impegno anti-spread da ipotizzare l’erezione di uno scudo vista la lentezza con la quale i mercati si rendono conto degli sforzi compiuti dall’Italia e dei risultati raggiunti, e tenendo presente la natura dello scudo medesimo che, se realizzato con tutti i crismi possibili,”basterebbe, di per se stesso ad aiutare de facto l’Italia? A rileggere quanto scritto dal giornale tedesco “Spiegel”, anzi, si sarebbe addirittura scavato un solco profondo tra la Cancelliera di ferro e il premier italiano costantemente proteso a fronteggiare in qualche modo la crisi economica, insistendo sull’esigenza di definire, sulla base di un confronto aperto e serrato, il ruolo della Bce, i termini della licenza bancaria all’Esm, i tempi e le modalità di ricorso, appunto, allo scudo anti-spread. La circostanza, per buona ventura di tutti, è stata prontamente smentita da Monti e dalla Merkel, i quali, peraltro, non hanno escluso che, come effetto del serrato e sereno confronto in corso, ci si possa attendere che le posizioni evolvano in positivo. E non è un caso che il premier della Finlandia, il Paese europeo più ostico e diffidente nel merito, abbia condiviso l’impostazione italiana evidenziando, tuttavia, che l’Europa deve abbassare i tassi di interesse sui debiti sovrani, riconoscendo nel contempo che “i rendimenti dei titoli di Stato di alcuni Paesi, come l’Italia, sono eccessivamente elevati” anche a causa della per nulla agevole situazione generale. Monti, inoltre, si dice certo che nel giro di qualche mese anche i “rigoristi” più incalliti converranno sul fatto che l’Esm possa e debba agire come una banca. E se veramente serve, perché no?

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