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Gen
09

Di Letta o di lotta?

andreasarubbi


Tra Renzi e Letta i ruoli sembrano ormai chiari: uno fa il poliziotto buono, l’altro quello cattivo. Come nei film americani, tranne che per un dettaglio non trascurabile: lì ci si mette d’accordo prima e alla fine ci si batte il cinque, qui i due poliziotti sono al limite della guerra di nervi e tra un po’ potrebbero anche azzuffarsi. Perché lo schema, così com’è, non può reggere a lungo: né per la tenuta del governo stesso, né per il risultato elettorale del Partito democratico alle prossime Europee.
Il pasticcio sugli insegnanti è solo l’ultimo di una serie che ormai va in scena a cadenza settimanale. In un mese di segreteria Renzi, vacanze di Natale comprese, il copione si è infatti ripetuto quattro volte: la legge elettorale tolta al Senato e trasferita alla Camera, la webtax prima annunciata e poi ridimensionata, il decreto salva-Roma ritirato in fretta dopo il voto di fiducia e lasciato decadere, i soldi richiesti ai docenti da Saccomanni per poi fare marcia indietro. Quattro retromarce a favore di vento, quattro conferme che tra l’autista della macchina e il suo navigatore c’è più di un problema di itinerario.
I casi citati non sono tutti assimilabili, sia chiaro. Anzi, l’unico su cui il governo ha effettive responsabilità è l’ultimo, quello degli insegnanti: la webtax è infatti un emendamento di iniziativa parlamentare alla legge di stabilità, il salva-Roma è diventato un mostro a venti teste perché al Senato c’è stato l’assalto alla diligenza e non perché fosse uscito così da Palazzo Chigi, la stessa legge elettorale non è un tema di competenza governativa. Eppure, nella percezione pubblica, l’impressione rischia di essere sempre la stessa: il governo delle ristrette intese fa pasticci, poi arriva Renzi e rimette le cose a posto, evitando i guai.
Che Letta non sia felice di una trama del genere appare abbastanza scontato: il compito di governo – e di un governo eterogeneo come questo – in un momento di crisi è già complicato di suo, ma diventa proibitivo se il tuo azionista di maggioranza non ti dà una mano a portare la croce. E tanti, nello stesso Pd, credono che prima o poi il presidente del Consiglio alzerà un po’ i toni, anche a rischio che finisca male. Ma non è nemmeno detto che una situazione del genere convenga a Renzi, a meno che non voglia andare subito al voto: lotta e governo possono convivere solo per tratti di strada limitati, dopodiché devi spiegare agli elettori da che parte stai. Fuor di metafora, quale Partito democratico si presenta alle Europee? Un Pd europeista alla Letta o un Pd che strizza l’occhio alle ragioni dell’euroscetticismo? Nel primo caso, dovrà abbassare i toni su diversi temi e rinunciare a qualche slogan elettorale; nel secondo, troverà avversari molto più euroscettici e molto più agguerriti, che sarà complicato sfidare sul loro terreno.
La soluzione per uscirne vivi, dunque, potrebbe essere quella dello scioglimento delle Camere e del voto anticipato. Che Renzi ufficialmente nega, ma che diversi parlamentari considerano oggi un’ipotesi probabile: molto dipenderà dai colloqui avviati dal segretario Pd con le altre forze politiche, a cominciare da Berlusconi. In caso di Politiche in primavera i rischi resterebbero, ma non ci sarebbe il logoramento; inoltre, si sfrutterebbe ancora la scia della promessa di rinnovamento e di rivoluzione interna, permettendo al sindaco di Firenze di giocarsi la finale in una partita secca: farlo in due match, dopo aver magari sofferto alle Europee e proseguito per un altro anno su questo strano copione dei due poliziotti, potrebbe essere molto più pericoloso.

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