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Mar
25

Diario da Londra 14/15 e 16


Diario da Londra 14
Che delusione. Stasera ho acceso trepidante la Bbc perché sono in apprensione per la sorte di Cip&Ciop (per i nuovi vaganti: Chris Whitty, il consigliere medico del governo e sir Patrick Vallance, consigliere scientifico, quelli che teorizzavano l’immunità di gregge). Li ha già passati per le armi, in stile cinese? O li sta semplicemente torturando, in stile Putin?
Invece niente. Hanno cancellato la conferenza stampa delle 5, perché tutta la cricca è riunita con il Cobra, che non è un personaggio di Tex, ma il comitato per le emergenze: servizi segreti (quelli di 007, che non scherzano, tra i migliori del mondo, dicono), governo, vertici delle forze armate. Stanno decidendo misure draconiane, perché gli inglesi scorrazzano ancora in giro qua e là. Keep calm un piffero e troppo per un sistema sanitario già allo stremo e con una curva dei morti che si impenna in maniera inquietante. Però gli inglesi vanno anche capiti. Fino a tre giorni fa era come se non succedesse nulla, e ora il biondo non gli dà neppure il tempo di metabolizzare la chiusura dei pub, che pensa al coprifuoco.
Secondo me ha visto che anche l’India, maledetta colonia, li ha sorpassati nella corsa alle misure per contenere il contagio. Hanno provato a chiudere tutto per 14 ore e ci sono riusciti. Capite l’affronto?
Il famoso lockdown quindi è nell’aria. Altro segnale, per chi sa leggere tra le righe. Tutte le big company si sono già portate avanti. Mc Donald’s ha chiuso oggi alle 5 i suoi 1.270 negozi in tutto il Regno (135mila dipendenti). Nando’s, quello dove si mangia pollo nelle più svariate gradazioni di schifezza e piccantezza, idem (20mila dipendenti). Saracinesche giù anche per i duemila Costa Coffee, per Itsu, la catena giapponese di susi a buon mercato, per Subways e Pizza Express.
I deputati tappati tutto il pomeriggio a Westminster per approvare una legislazione d’emergenza che dia poteri speciali al governo. Pensare al biondo pazzo con i pieni poteri mi fa un po’ tremare le gambe. Già la parola in sé mi inquieta. Ma stiamo a vedere.
Voci dicono che il lockdown, cioè il tutti a casa, arriva addirittura stanotte! Domattina ci svegliamo con le camionette della polizia in strada? Bah. A questo punto niente mi stupirebbe più. E se non sarà stanotte, è questione di ore.
Sarà interessante capire come lo spirito liberare della Magna Charta potrà sopportare una misura del genere, non in tempo di guerra.

Diario da Londra/15
Quando il gioco si fa duro, il biondo pazzo si esalta. E’ tutta la vita che scrive libri su Churchill e adesso è la sua grande occasione. Questa è l’ora più buia (ricordate The darkest hour? c’è anche il film) della Gran Bretagna dai tempi della Seconda guerra mondiale. Tutti chiusi in casa, finalmente. Ma la domanda adesso è: come reagirà la nazione?
Da più parti si invoca lo spirito del Blitz, come se fosse una fatina dalla bacchetta magica che risolverà tutto.
Piccolo bignamino, per chi durante l’ora di storia era in corridoio a pomiciare o in bagno a farsi una canna: dicesi Blitz quell’incomparabile momento subito dopo l’inizio della Seconda guerra mondiale quando gli inglesi rimasero fermi e uniti contro il peggior attacco da parte della Germania nazista. Secondo la vulgata britannica la gente si aiutava a vicenda, le distinzioni di classe si offuscarono e la Regina Madre visitava l’East End bombardato di Londra, la zona povera dove probabilmente non aveva mai messo piede prima. Probabile non ne conoscesse neppure l’esistenza.
Forse l’ho fatta un po’ troppo enfatica, ma gli inglesi la raccontano così. Ed è uno dei punti di forza su cui è stato ricostruito lo spirito nazionale nel secondo dopoguerra. La retorica del caso, per certi versi anche vera, è accompagnata dal racconto di come il popolo unito abbia mantenuto la calma, sia andato avanti e grazie a questo abbia vinto la guerra e sconfitto il nazismo. Ora, quando guarderete la maglietta o la calamita sul frigorifero con la scritta Keep calm & carry on, pensate al biondo pazzo che si crede Churchill. Anche se sinceramente c’è da augurarsi che questo C-19 non sia così mefitico come Hitler.
La retorica però è già questa: BoJo vs C-19. Costi quel che costi. Anche la rinuncia delle libertà, con un provvedimento senza precedenti a memoria d’uomo.
I nerd del distretto tecnologico di Shoreditch stanno già sviluppando il videogioco (BoJo vs C-19) che manderà presto in soffitta Fortnite e il popolo, secondo i sondaggi di Yougov, è tutto con il pazzo biondo.
Siete contenti delle misure prese? il 93 per cento ha detto sì. Il 4 per cento (tra cui il padre del pazzo biondo, che sta ancora cercando un pub aperto) ha detto no. Il 4 per cento non sa.
Ancora più incredibile la risposta alla domanda seguente: sarà facile stare chiusi in casa per tre settimane? il 66 per cento dice sì. Il 29 per cento (quelli un po’ meno pazzi del biondo e cricca) dice no.
Non pervenuta la domanda fondamentale: credete che il provvedimento sia stato preso troppo tardi?

Diario da Londra/16
Che noi italiani abbiamo dovuto insegnare agli inglesi a tenere l distanze è uno di quei paradossi che potevano accadere solo in questo mondo rovesciato. Ora, tutti quelli che si accalcavano in coda al supermercato, si tengono a più che debita distanza. Chi può, ovviamente. Perché poi vedi le foto del tube di Londra, ammassato di lavoratori che non si possono permettere lo smart working, e siccome hanno tagliato il numero delle corse, devono strizzassi come sardine per andare a lavorare. E casomai sono i medici e le infermiere degli ospedali o gli operai che ci fanno arrivare il gas e l’acqua e la luce in casa. Ma come la storia ci ha sempre mostrato, sono i più deboli e i più poveri a pagare i prezzi maggiori. Sempre.
Quindi noi continuiamo la nostra vita di asserragliati in casa. Siamo un po’ dei privilegiati, insomma. Perché abbiamo potuto dileguarci ben prima del lockdown ufficiale. Un po’ come hanno fatto i cinesi di Chinatown a Milano e quelli di Prato. Chiusero tutte le fabbriche e sparirono. E noi che li prendevamo in giro. E invece hanno evitato la strage (astenersi commenti sui cinesi che non muoiono mai perché è un bufala). Forse un paio saranno anche morti, ma purtroppo per Salvini, non sono stati un focolaio.
Noi speriamo di essere i cinesi di Londra. Lo spero anche come numero di contagi e di vittime. Anche se la vedo dura, perché i cinesi erano poche migliaia, noi italiani qui siamo ben oltre il mezzo milione.
Sollazzandomi con questi allegri pensieri, ieri sono andata a fare i due passi consentiti e mentre prima ero solo io a schivare le persone e a comportarmi all’italiana, ora quando in fondo alla strada deserta intravedi la sagoma di una persona, percepisci che anche l’latro è allarmato. Siamo due potenziali nemici. Siamo due esseri umani che forzano la propria natura di aggregarsi perché in questo mondo rovesciato ci si salva da soli e non insieme. Quindi cerchi subito una via di fuga, perché l’latro non si avvicini troppo. Cambi marciapiedi. Allunghi il passo. E’ una cosa brutta e stressante. L’altro è diventato il nemico, anche se è il tuo più caro amico. (Altro allegro pensiero: chissà l’effetto che avrà questa cosa sui bambini).
Quindi a volte le giornate passano male. Perché arrivano racconti brutti dall’Italia. Il morbo non è solo distante. Amici finiti in rianimazione, conoscenti sotto il casco, genitori di amici che non ce l’hanno fatta. Insomma, ieri mi ha preso male. Ho staccato tutto e ho provato a fare la mia pratica quotidiana di yoga. Ma non ce l’ho fatta. E non posso neppure nuotare, che è l’altra attività che mi aiuta ad allineare i pensieri e quindi sono passata alla risorsa numero tre: stirare.
Ho stirato come una pazza. Tutto quello che si è accumulato dal giorno del nostro lockdown famigliare, sabato 14 marzo, da quando cioè la donna ha smesso di venire e abbiamo richiamato il figlio piccolo da Bristol, l’ingegnere dai riccioli rossi, quello che tutti i giorni bofonchia e protesta, perché a suo dire era preferibile prendersi il virus con i suoi amici e andare in skate e al pub a Bristol, piuttosto che rimanere chiuso in casa con la famigliola. L’università ha chiuso dopo tre giorni, noi ci siamo portati avanti anche in questo caso. Vabbè, ha detto. Almeno altri tre giorni potevo stare.
Non ci sopporta già più. Ci chiama la famiglia Addams. Io gli ho detto che siamo forse la famiglia Bredford, quelli che stavano in otto nel pulmino Volkswagen. Non sa chi siano. Cerca su Youtube, gli ho detto. Forse l’ha fatto, ma la soddisfazione non me la dà.
Stirare alla fine ha funzionato. Così da casalinga meno disperata ho guardato il risultato e mi ha dato una sensazione di ordine che fa bene. Ieri sera sono andata a letto molto più contenta.

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