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Feb
26

Due “partiti” per un discorso di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Sul discorso di Matteo Renzi in parlamento gli italiani, stando alle telefonate arrivate nelle trasmissioni radiofoniche e televisive e ai messaggi in rete su twitter e facebook, si sono divisi in due “partiti”: quello di coloro che lo considerano lo sproloquio di un venditore di fumo e quelli che ne apprezzano la “spinta propulsiva” improntata all’ottimismo e alla speranza di una svolta nella vita politica italiana. Entrambi, però, concordano sul fatto che anche le poche promesse mirate, come il saldo di tutti i debiti che la pubblica amministrazione ha con le imprese e il taglio (“a due cifre”‘?) del cuneo fiscale, non sono confortate da alcuna indicazione su dove prendere i soldi per attuarle. Sono due obiettivi che anche il governo Letta non solo si era prefisso ma aveva iniziato effettivamente a realizzare (come i 20 miliardi già stanziati alle imprese creditrici).
E allora qual è il motivo per cui Renzi, una volta diventato segretario del Pd, anziché collaborare con Letta per attuare quel programma lo ha soppiantato a Palazzo Chigi? A questa domanda non ha dato alcuna risposta. E se non la darà – non a parole, ma con i fatti! – non si potrà non continuare a considerarlo un demagogo arrivista e usurpatore. E i suoi compagni di partito, che ne hanno favorito la scalata, i sodali di una squallida congiura di palazzo.

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