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Lug
12

Due poltrone per Colombo di Moisè Asta


ORA DI PUNTA

La designazione – da parte del Pd, che ha raccolto una indicazione venuta dalla “società civile” – di Gherardo Colombo, oltre che di Benedetta Tobagi, a componenti il consiglio di amministrazione della Rai ha creato, prima di tutto forse nello stesso ex pm di “mani pulite”, qualche perplessità. E non già, ovviamente, perché l’apprezzato uomo di giustizia ha ben fatto il suo mestiere nella giurisdizione meneghina durante gli anni calienti che portarono, con incriminazioni, arresti e processi, alla fine della prima Repubblica; bensì perché andrà a sedersi sulla poltrona dirigenziale di una società come la Rai, che titolare, tra l’altro, di un marchio editoriale come la Eri, mentre già occupa quella della casa editrice Garzanti, il che dà luogo ad una evidente situazione di incompatibilità.
Di ciò deve essersi subito reso conto lo stesso magistrato, se è vero che si è civilmente rifiutato di rispondere alle interviste richiestegli nell’immediatezza della designazione. E’, per davvero, difficile azzardare previsioni sul seguito della “operazione”, ma per uno come Colombo, molto spesso indicato, a buon ragione, come “modello di trasparenza e di indipendenza”, unica dovrebbe essere la strada da seguire: l’opzione per l’uno o per l’altro incarico. Tertium non datur.
Resta sempre da credere, convintamente, che il “buon cittadino” non può non emergere pure quando in generale nella società che ci circonda abbondano quelli che badano, magari pure in forma esasperata e prepotente, al loro “particulare”. Come si spiegherebbero, diversamente, gli arricchimenti illeciti che costellano il mondo d’oggi?

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