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Feb
17

Festival dei fiori


Mi sembrava doverosa una breve riflessione sullo spettacolo per eccellenza che si svolge ogni anno in questo periodo a Sanremo, non tanto per le sue canzoni, quanto per l’attesa mediatica sul presentatore, vallette, ospiti e quant’altro. Parafrasando la celebre canzone di uno dei trombati a questa kermesse, Sergio Caputo, che ultimamente vede vincere solo non artisti, la tv mi pugnala con il festival dei fiori, non tanto per le canzoni che possono piacere o meno, ma per la bassezza di alcuni personaggi che invece di supportare un icona della canzone italiana, presentatore quest’anno, lo affossano con un siparietto che sputtana l’Italia agli occhi del mondo, forse più di quanto possono fare i personaggi politici in questione. E qui non stiamo parlando di appartenenza politica signori miei, qui stiamo parlando di classe, di buon gusto, di signorilità. Luca e Paolo sono due personaggi che ho sempre apprezzato, forse un capello schierati, ma in fondo lavoranti per quella stessa televisione e pagati, come due escort, da quello stesso proprietario messo da loro alla gogna. Nessuno chiede una totale sottomissione anzi, la satira fa parte della nostra cultura del nostro carattere, e ricordo un artista maestro di tutto questo che nel 1982 girava per le piazze della toscana con uno spettacolo degno di essere ancora ricordato. L’artista in questione era quel Benigni Roberto che da personaggio poco famoso agli occhi di tanti, riuscì nell’intento di descrivere con sarcasmo vero uno spaccato di vita politica e non, che ancora ricordiamo con piacere. Oggi tutto questo non esiste più, (c’è un Benigni ma non è neanche parente alla lontana di quel Roberto), esiste solo la violenza nella parole, l’uso indiscriminato di termini come “cazzo”, oppure frasi offensive che i cominci veri non dovrebbero mai usare, come avveniva ai tempi d’oro della comicità. Perfino il professore comunista Vecchioni ha ritenuto lo “schetch” delle due iene troppo eccessivo per un festival internazionale della canzone italiana… Mi dispiace che Morandi abbia acconsentito, perché il suo festival, la sua presentazione, forse è una delle meglio in questi ultimi anni, proprio per la sua semplicità e il suo impaccio a non essere presentatore ma testimonial, vero, della canzone italiana. Non mi interessa se poi il trucido duo ha assicurato che ci saranno anche altre persone bersaglio della loro satira: se i toni saranno gli stessi (non credo) nessun personaggio di caratura politica si merita un simile trattamento, perché in questo modo il 17 Marzo non ci sarà da festeggiare nessuna unità, ma solo una massa informe di persone che ancora ci ostiniamo a chiamare italiani.


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