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Ago
20

Furbi e furbate di Moisè Asta


ORA DI PUNTA

Se ne può fare soltanto una questione di lessico o, meglio, di terminologia?A chi scrive non sembra proprio anche se deve ammettere di non essere un esperto del settore, ma Mario Monti non manca di evidenziare l’incongruenza dell’uso dell’aggettivo “furbi” quando si parla degli incalliti appartenenti alla categoria degli evasori fiscali. Il presidente del Consiglio dei ministri, infatti, si ripromette di suggerire ai responsabili della Rai di non far più usare il termine nei telegiornali quando si parla di evasione fiscale, in quanto “non si può, neppure in termini subliminali, essere concessivi nei confronti di cose che distruggono la convivenza”. Peccato, però, che Monti non ha voluto (o potuto), in conclusione, indicare come li chiamerebbe, lui, questi messeri che, sistematicamente, si guardano bene dal sottoporsi al pagamento del contributo, necessario e dovuto, per mandare avanti la baracca statuale.
E’ evidente che, all’inaugurazione del Meeting annuale per l’amicizia tra i popoli a Rimini, Monti qualcosa doveva pur dirla su un argomento scottante come l’evasione fiscale per bilanciare la mancanza di proposte concrete per fronteggiare la disoccupazione giovanile. E ha scelto una formula efficace, anche se troppo effimera per liquidare un problema dalle dimensioni macroscopiche.
Comunque, furbizie a parte, questi evasori vanno pescati in fretta (manco male se la Guardia di Finanza è, già da tempo, all’opera) e costretti a regolare subito i conti con il fisco. Che non può essere una spada di Damocle solo per i salariati (sempre più precari) e i pensionati dalle risorse grame.

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