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Set
25

Giovanna d’Arco de’ noantri di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Anche Bersani ci è cascato. O è semplicemente la concessione dell’onore delle armi? Sta di fatto che la signora Renata Polverini, alla ricerca di apprezzamenti per le sue dimissioni, incontra insospettabile credito anche in campo avverso oltre agli sperticati elogi dei suoi amici di centrodestra per la “coraggiosa scelta” di lasciare la poltrona senza avere procedimenti penali in corso, come ha trionfalmente dichiarato il segretario del Pdl, Angelino Alfano. Come se fosse necessario essere accusati di aver rubato per esser dichiarati inadatti o indegni di ricoprire una carica pubblica.
E’ vero, sul capo della Polverini non pende alcun avviso di garanzia, ma ora deve rispondere, per sua stessa ammissione, di avere, quanto meno, girato la faccia dall’altra parte di fronte alle malversazioni dei suoi compagni di strada. E’ lei stessa ad ammetterlo, annunciando (o solo minacciando?) di voler raccontare – “ora che sono tornata libera” – “le cose allucinanti che ho visto in questi due anni e mezzo”.
Viste e taciute. Fino a quando ha visto fallire tutti i tentativi di restare in sella.
Ora dichiara: “Io con questi malfattori non voglio avere nulla a che fare”. Ma avrebbe continuato tranquillamente ad averci a che fare se avesse dato ascolto agli inviti “a resistere” che gli arrivavano da colui che due anni e mezzo fa la “nominò” alla carica di presidente, cioè da quello stesso Silvio Berlusconi che “nominò” anche i consiglieri “malfattori” suoi compagni di cordata.
Perciò ora è il caso che lei stessa dia conto dello spreco dei soldi pubblici compiuto alla Regione Lazio, dei soldi che ha speso per l’invasiva campagna di affissioni e di comunicazione sul suo operato, dei copiosi finanziamenti a tv e giornali fantasma, dei generosi compensi elargiti persino al fotografo personale incaricato di immortalarla nelle sue esibizioni, compresa quella alla festa in costume organizzata da coloro che lei ora definisce “malfattori”.
E’ il caso, insomma, che smetta i panni della Giovanna d’Arco de’ noantri e che sostenitori e avversari mettano da parte ogni complicità o ipocrisia e chiamino lo scandalo della Regione Lazio con nomi e cognomi. Senza attenuanti od omissioni.

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