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Ago
13

Gli istrioni concorrenti di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


Appare sempre più frenetica la rincorsa tra i due leader populisti Di Pietro e Grillo, che chiedono con insistenza le dimissioni del governo e si preparano ad una campagna elettorale che considerano già in corso. Privi di prospettive di alleanze per loro stessa scelta, si contendono i potenziali rispettivi elettorati con la radicalizzazione dei temi, l’innalzamento dei toni ed attacchi sconsiderati al capo dello Stato. Grillo resta fondamentalmente un comico, un istrione che fa leva sullo stato d’animo di scontento e di protesta comprensibilmente molto diffuso, utilizzando l’irrisione e la violenza verbale, schierandosi contro tutti e contro tutto. Sorprende che Di Pietro lo insegua su questa pericolosa deriva populista, per sua natura incapace di offrire un qualche contributo al superamento della crisi. Particolarmente gravi gli attacchi reiterati e ormai sistematici al presidente della Repubblica, specie sul cruciale tema dell’autonomia e dell’indipendenza dei giudici. Di Pietro è stato poliziotto e magistrato e poi parlamentare e ministro. Dovrebbe ben conoscere l’importanza fondamentale della divisione dei poteri, garanzia di corretto funzionamento della democrazia. Parlamento, governo e giustizia con le loro rispettive competenze e funzioni non sono sovrapponibili ed ogni invasione di campo è una ferita alle regole, ma anche al corpo sociale. La campagna contro Napolitano è quindi non solo ingiusta ma irresponsabile, producendo l’incapacità – per spirito di fazione e con la speranza di raccogliere qualche voto in più – di valutare con onestà l’alto ruolo di garanzia e di equilibrio svolto da Napolitano in ogni momento del suo settennato.

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