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Giu
17

I bisogni elementari devi pagarli


Fino a ieri, nelle stazioni vigeva un catechismo elementare fatto di buona creanza e carità evangelica. Era possibile bere alle fontanelle con zampillo e fare pipì nei gabinetti pubblici. Piccoli segni di civiltà, di eguaglianza dei diritti elementari, attenzione ai bisogni primari della gente. Ora, gli italiani scoprono che le stazioni, a cominciare dalle più accorsate, negano la possibilità di bere e urinare gratis. Le fontane sono fossili di un’era gentile, monumenti alla clemenza evangelica del passato e l’acqua, su cui si spreca tanta demagogia come bene di tutti, viaggia in formato mignon da un euro e venti in su. La pipì tocca l’euro e al cesso si accede da una dogana manco se fosse il parlamento o il tribunale. E poche sono le alternative. All’acqua nessuna, alla pipì magari dopo in treno ne troverai uno libero e funzionante, o cercando – ma di rado riesce – asilo urinario nei bar, dove la premessa implicita è consumare. Per troppa gente sete e pipì sono un lusso.

Una civiltà si misura da queste piccole cose. E anche il cinismo di Stato, il rapporto ostile del pubblico col privato, il considerare bagordi anche una semplice bevuta o una mite minzione. Non chiederò a Papa Francesco di intervenire per sorella acqua e per i fratelli bisogni corporali. Ma è odiosa l’inospitalità del servizio pubblico, punendo ancora una volta la maggioranza per impedire a una balorda minoranza di chiudersi in bagno per altre porcherie o usare le fontane come un lavabo personale. Bevendo, pisciando che male vi fo? Non impedite anche questa minima liquidità in entrata e in uscita.

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