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Ott
22

I capponi di Renzi di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Gran bella cosa, le primarie. Grande prova di democrazia e di partecipazione. Leale sfida e appassionato confronto tra idee e proposte fra coloro si candidano alla guida di questo nostro martoriato paese. Una sfida che andrebbe condotta all’insegna di “vinca il migliore” e, una volta scrutinata l’ultima scheda, tutti amici (e compagni di partito) come prima. Anzi, alleati più che prima. Vedi il caso di Hillary Clinton, rivale di Barack Obama alle scorse primarie negli States e poi, sconfitta, chiamata dal vincitore all’alta carica di segretario di stato, praticamente il numero due dell’amministrazione americana.
Gran bella cosa, le primarie. Ma quelle del Pd, diciamolo francamente, ci lasciano ogni giorno che passa più sconcertati. Tra caimani e Caymans, tra rottamatori e rottamandi, tra accuse (nientemeno) di fascismo o di stalinismo, la contesa interna al centrosinistra si fa sempre più incandescente. E gran parte del popolo progressista vede riaffacciarsi un vecchio spettro, che tanto male ha fatto al centrosinistra e tanto bene ai suoi veri avversari: da Berlusconi a Beppe Grillo. E’ lo spettro del “cupio dissolvi”, della lotta intestina, del tutti contro tutti. Sulla pelle di chi, come noi, ancora nutre una speranza che possa nascere e crescere una politica nuova, seria e onesta, che riscatti l’Italia da un ventennio devastante, senza per questo dover “morire democristiani” (o “montiani”, che è un po’ poi la stessa cosa). E, invece, rieccoci di nuovo al solito punto. A vedersi beccare tra loro i capponi di Renzi

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