«

»

Feb
21

Il ballo delle poltrone di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Più si va avanti e più ci pare evidente che, se si esclude il “fratricidio” di Enrico Letta, a Palazzo Chigi e dintorni tutto fila allo stesso identico modo di sempre. La sbandierata “rivoluzione” renziana nella forma e nella sostanza della politica nazionale non riesce proprio a prendere corpo. Anzi, forma e sostanza sono le stesse di Prima e Seconda Repubblica, se non peggio. Tanto per cominciare, la maggioranza – contando anche le minoranze linguistiche di Sud Tirolo e Val D’Aosta – è formata da ben nove formazioni politiche: un record, battuto solo dal secondo governo Prodi che ne comprendeva quattordici.

Altro rito che inevitabilmente si ripete è quello delle trattative per la formazione del governo. Il boy-scout fiorentino immaginava e prometteva una soluzione a velocità da formula uno e ora già deve accontentarsi di viaggiare a passo d’uomo. Evidentemente deve aver “scoperto” all’improvviso che non avendo il 51% dei consensi non può fare l’uomo solo al comando, bensì deve stare ad ascoltare anche i compagni di viaggio e, piaccia o non piaccia, deve perfino contrattare, oltre a qualche poltrona, anche lo strapuntino. Per non parlare, poi, delle invocate leggi su unioni civili o ius soli che solo a nominarli fanno venire i capelli dritti agli alleati.

Del resto, Angelino Alfano e i suoi (numericamente decisivi per far nascere il governo di Matteo Renzi) sono stati chiari: vogliono un patto alla tedesca, scritto nero su bianco e blindato fino all’ultima virgola. Solo che i tedeschi ci hanno messo oltre due mesi per arrivare a un accordo e noi questo non possiamo davvero permettercelo.

Insomma, l’ambizioso Matteo si trova a dover fare i conti con la dura realtà e, allo stato delle cose, la sola cosa che può dire d’aver al momento rottamato è “l’amico Enrico”.

Media 4.00 su 5


Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato!


*