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Lug
03

Il bestiario e il domatore di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Matteo Renzi è stato chiaro: non ci sta a fare la parte del piccione. In realtà il sindaco di Firenze a noi sembra più un falco pellegrino, che non perde giorno a sorvolare le praterie del Pd e del governo pronto a scagliarsi sulla sua preda. Enrico Letta, al di fuori dei nostri confini, prova a far la parte del leone, lanciando ruggiti verso i suoi alleati europei. Ma qui in Italia, lui sì, pare destinato a fare il piccione, sottoposto al fuoco amico (?) della sua maggioranza che a ogni piè sospinto spara fucilate da destra e da sinistra.
Daniela Santanché si autoproclama pitonessa, pronta a stritolare chiunque, con fare sospetto, osi attaccare lei o, peggio ancora, il suo protetto Cavalier Biscione. Il professor Mario Monti – avendo effettuato una repentina muta della pelle – s’è trasformato in vipera dalla lingua biforcuta e, dopo essersi pubblicamente vantato di aver messo in piedi il governo delle larghe intese, si dichiara pronto a colpirlo col suo morso letale. Renato Brunetta, capogruppo pdl alla Camera, continua a fare il chihuahua che ringhia ai pastori tedeschi. E Beppe Grillo fa il grillo. Di nome e di fatto. Continua a cantare sempre la stessa solfa. Solo che di tanto in tanto lascia i panni del grillo per indossare quelli della mantide, felice di divorare quei poveretti che hanno avuto la sfortuna di accoppiarsi con lui.
Intorno, in Parlamento, si aggirano struzzi, polli in batteria, qualche iena e parecchie gazze ladre che continuano a svolazzare indisturbate. Non c’è che dire: un gran bel bestiario. E il povero Giorgio Napolitano è lì a far gli straordinari come domatore. Auguri di cuore.

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