«

»

Nov
17

Il buco nero del Cavaliere di Nuccio Fava


ORA DI PUNTA


Nonostante la grande abilità e la grinta dell’uomo, la scomposizione del partito di Berlusconi e la rottura con Alfano sanciscono nel modo più clamoroso il fallimento completo del disegno politico del Cavaliere. Il lungo periodo di governo e le sbandierate conquiste di stampo liberale sono risultati inconcludenti e nocivi sino a quell’orlo del baratro su cui l’Italia si è ritrovata costringendo il presidente della Repubblica a “inventare” due soluzioni inedite come quelle del governo “tecnico” di Monti prima e delle “larghe intese” di Enrico Letta dopo.
Eppure il disegno del Cavaliere era quello di costruire un vasto arco di forze moderate in chiave anticomunista sapendo cogliere umori profondi sempre presenti nel paese ma certo non sufficienti ad esprimere una vera politica di liberazione e rinnovamento. Ha pesato soprattutto il patto scellerato con la Lega e le sue pulsioni localistiche e anti statuali , ma è mancata soprattutto la capacità di aggregare davvero nuove energie e di favorire una strada di partecipazione, di dibattito e di confronto interno . Anche il dramma finale si è interamente svolto nelle stanze di palazzo Grazioli, sempre più lontano da un vero rapporto con i problemi del Paese reale ed espressione di guerre per bande fatte di personalismi e di ricatti. Le ultime minacce e gli ultimi ricatti non sono però bastati a convincere gli amici di Alfano, mostrando quanto deleteria e distruttiva sia la personalizzazione esasperata della politica e la teorizzazione della leadership costruita attraverso i media.
Il futuro è quindi per il Cavaliere un autentico buco nero di sconfitte politiche, nonostante l’abile tatticismo che l’ha sempre caratterizzato sin dall’inizio offrendo a Martinazzoli, ultimo segretario della Dc, di capeggiare un listone anticomunista, proposta sostanzialmente analoga a quella rivolta molti anni dopo al professor Monti dopo avere stroncato la difficile esperienza del cosiddetto governo tecnico. Il Cavaliere, imperterrito e sempre sicurissimo di sé, ha continuato a collezionare scissioni e separazioni : Follini, Casini, Fini e da ultimo quella più consistente di Alfano. Forse s’illude di potere fare ancora tutto da solo; ma i tempi sono mutati e soprattutto sono cambiate le condizioni e le risposte urgenti che il governo deve al paese . Di sicuro c’era l’illusione nel disegno berlusconiano di poter rifare la Democrazia cristiana o addirittura una forza ancora maggiore, raccogliendo anche i delusi di Craxi e tutti gli scontenti dei vecchi partiti storici della cosiddetta prima repubblica.
Ma la Dc era realtà ben più complessa di quanto potesse intendere lo schematismo del Cavaliere e la sua semplificazioni di comunisti-anticomunisti all’inizio di una stagione nuova e tormentata quale quella che ha aperto il terzo millennio. Nella Democrazia cristiana, fra l’altro, nei momenti più ardui c’erano sempre i cavalli di razza come Fanfani e Moro, e la mediazione politica avveniva a livelli ben diversi da quello delle promesse e degli scambi di favori, di ricatti e accuse di infedeltà.
Si apre pertanto una prospettiva davvero difficile ed inquietante perché, sia pure senza concatenazioni dirette e immediate , con la condizione della rinata Forza Italia il governo Letta si troverà ad operare in un quadro oltremodo perturbato per gli spifferi tutt’altro che salutari che soffiano nel Partito democratico e che agitano le acque di Scelta Civica non più guidata direttamente da Mario Monti.

Media 4.00 su 5


Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato!


*