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Lug
17

Il Cavaliere e la Cancelliera di Moisè Asta


ORA DI PUNTA


Ora Berlusconi va in Germania, che è come dire in casa della Merckel, non più a cimentarsi nel risibile e sfrontato”cu-cu” dei primi tempi in cui gli era stato, da poco, affidato un incarico istituzionale forse inadatto alla sua pochissima, o nulla, esperienza in materia, bensì, piuttosto, a parlare dei “fatti” suoi (leggasi: ridenominazione del PdL con lo stantio logo di “Forza Italia” che gli produsse, com’è noto, un sacco di fortuna) e, addirittura, a sottolineare (con espresso riferimento alla Cancelliera “rigorosa”) l’incongruità dell’alterigia tedesca che si arroga un improbabile “primato civile e morale” (ma, qui, il Gioberti non c’entra affatto) tra gli Europei.
Tracotante, ancora una volta, questo Cavaliere ridivenuto all’improvviso grintoso ed aggressivo, e che va a petulare in casa altrui, cercando di spiegare (lui, che ha contribuito in mille modi a portare in uno stato pietoso il nostro Paese) come debba svilupparsi “una politica europea lungimirante, solidale e di largo respiro”. La sua intervista al quotidiano “Bild” sembra piuttosto un tentativo (inefficace) di accreditarsi come esperto di politica estera la cui inadeguatezza – come tutti ricordano – fu concausa principale delle sue dimissioni da Palazzo Chigi.
Di tutto il suo discorso, lungo, pletorico e mai veramente essenziale, c’è, probabilmente, da condividere solo l’assunto su “di una Germania più europea e non di un’Europa più tedesca”. Sì, perché la percezione di una tacita supremazia tedesca in Eurozona non sembra negabile, anche se tanta pretesa parvenza non può, certo, essere oscurata dalla strombazzata “fraterna” intesa tra Putin e Berlusconi.

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