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Dic
10

IL CONTROPIEDE DEL “TECNICO” di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


“Un atto di dignità” le ha definite cavallerescamente Bersani. Certamente. Ma le dimissioni del governo annunciate ieri da Mario Monti al presidente della Repubblica sono molto di più del rifiuto di un “galleggiamento” di qualche mese sul cuscino d’aria maleodorante della “benevola astensione” dei parlamentari berlusconiani.
Sono innanzitutto una chiamata di responsabilità, politica, di fronte alle istituzioni e al paese, per colui che quando era al governo irrideva ai segnali di crisi, lasciando che questa scavasse il baratro sotto i piedi degli italiani e costringendo poi il “governo tecnico” a fare il “lavoro sporco” di risanare i bilanci con l’impopolare arma fiscale.
Sono un altolà, politico, alla fuga da queste responsabilità tentata sfacciatamente a Montecitorio da Alfano, il segretario del Pdl degradato al ruolo di cecchino per conto del “titolare” del marchio, con un discorso che sembrava pronunciato non da chi per un anno ha votato 52 volte la fiducia al governo, ma da un leghista di passaggio o da un reduce dipietrista.
Ma sono anche un messaggio, politico, al centrosinistra perché non ecceda nella presa di distanza dall’operato del suo governo, non si lasci tentare da esigenze elettorali rinnegando la condivisione di misure impopolari che è stato costretto a prendere per porre rimedio ai guasti del passato, prossimo e remoto. Un messaggio che ne sottintende un altro: badate che dietro le sembianze di questo “tecnico” in realtà c’è un politico che potrebbe decidere, in qualche modo, di presentarsi sul campo e incidere sui rapporti di forza tra gli schieramenti.
Se non lo fa è perché si precluderebbe la candidatura al Quirinale. Perciò speriamo che non lo faccia.

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