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Giu
24

Il grande orecchio


Sembra che siano tornati all’epoca del “ventennio”, con i manifesti “Taci il nemico ti ascolta”, difatti è platealmente evidente l’idiosincrasia del mezzo delle intercettazioni per questa politica, da un lato osteggiata ad oltranza se li coinvolge dall’altro limitata giusto ai reati penalmente perseguibili.
A conferma di ciò, la dichiarazione del ministro della Giustizia : «Tutte le intercettazioni che leggiamo oggi sui giornali, oltre a non essere penalmente rilevanti, non sono gratis. Il debito accertato nei confronti delle ditte e degli operatori telefonici è di un miliardo di euro», ad una tavola rotonda di Confindustria sui costi della giustizia.
Fermo il principio del rispetto della privacy per ogni cittadino, la deroga a questo principio avviene quando una parte è “attenzionata” dall’autorità giudiziaria, di conseguenza nei verbali d’ascolto ci capitano tutti.
Nel caso della Spectre alias P4, sta uscendo come dal vaso di Pandora, di tutto e di più, e che non sembra tanto un gossip ma una pratica costante al solo mero scopo personale, non certo partitico.
Asserire che : «Lo scandalo è la pubblicazione di intercettazioni che attendono perlopiù alla vita politica e privata di singoli individui. È un gioco al massacro che va fermato». Da parte del capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto ; sembra riduttivo e di parte.
Anche Massimo D’Alema da un sostegno con la sua dichiarazione : «Un problema c’è. Leggiamo in questi giorni una valanga di intercettazioni che nulla hanno a che fare con vicende penali ma sono sgradevolmente riferite a vicende personali. Non è una cosa positiva».
Metterla in caciara, come si dice a Roma, che sia solo una questione lobbistica, è fumus interpretativo di quello che sta veramente venendo alla luce, ovvio che da tempi lontani e bipartisan, ci sono delle lobby che difendono gli interessi del gruppo d’appartenenza ; ma qui sembra tutt’altra cosa.
Di certo il cittadino comune, osserva perplesso lo scadimento di una certa classe politica, il tenore dei dialoghi letti sui giornali non depone a favore degli interlocutori e dei temi trattati, ma bensì si chiede cosa ci sia rimasto d’istituzione politica e chi la rappresenti.
E viene spontanea una riflessione, perché tanto agitarsi sul tema delle intercettazioni, se non si ha nulla da nascondere che problema c’è, quindi a che serve limitarne l’uso, ameno che non ci sia un recondito fine.
Caso mai, servirebbe stroncare radicalmente la “delazione d’ufficio” e chi la usa, quello che in effetti non è un fatto penalmente rilevante, resta nell’ambito dell’etica, al massimo leggerlo in qualche settimanale specializzato in gossip.
Purtroppo, come al solito il sottile confine tra verità e macchina del fango, è costantemente valicato, mettiamoci comodi a vederci il seguito di questa soap-opera di “grande orecchio”.

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