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Ott
05

Il lavoro “sporco” di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


E’ passato in consiglio dei ministri il decreto legge sul taglio dei costi della politica per gli Enti locali. Ma c’è da essere felici? Contenti sì, ma felici no. L’hanno votato ministri di un governo “tecnico”, costretti a fare quel lavoro – per tutti gli italiani pulito – ma che per decenni il Parlamento ha creduto fosse un lavoro “sporco”. Ha spiegato lo stesso presidente del consiglio Mario Monti: “L’opinione pubblica è sgomenta di fronte a fatti che minano gravemente la fiducia e la reputazione del Paese e la sua credibilità”. E. ha aggiunto, va impedito che sia vanificato “lo sforzo che stiamo tutti facendo perché il ruolo dell’Italia, paese civile e democratico, venga pienamente riconosciuto a livello internazionale”.
Da tempo a furor di popolo si chiede il taglio dei privilegi, dei compensi e del numero dei parlamentari. Da tempo a furor di popolo si invoca uno stop alle candidature di condannati in via definitiva (appena 26 tra deputati e senatori, ma è già qualcosa) o di indagati (un piccolo esercito). Da tempo gli elettori onesti chiedono che non si coltivino orti personali dove fioriscano i Fiorito.
Tutto tempo passato invano. Così qui da noi, per arrivare a stabilire certe regole che in qualsiasi paese civile sono elementari per chiunque sia chiamato a rappresentare il popolo, c’è bisogno del “supplente”: sia esso il governo “tecnico” o il magistrato di turno.
Decidiamoci, signori: vogliamo “supplenti” a vita oppure “maestri” regolarmente eletti (ai quali magari poi tirare addosso i cancellini dopo i previsti cinque anni di corso)?

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