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Feb
22

Il manuale del gattopardo di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Il gattopardo fiorentino ha colpito ancora. La filosofia del “tutto cambi perché nulla cambi” ha fatto da pensiero-guida anche quando s’è trattato di mettere nero su bianco la lista del primo governo Renzi. Dopo aver riscoperto e applicato, al momento della “congiura”, i peggiori vizi del peggior doroteismo, ora, al momento della scelta dei ministri, il presidente del Consiglio ha riscoperto e applicato il più sofisticato dei bilancini da manuale Cencelli.
Passi per la necessaria “divisione” di poltrone tra partiti alleati (un “mercato” a volte indecoroso e ricattatorio ma purtroppo sempre inevitabile), ma arrivare addittura alla spartizione di incarichi tra le singole correnti del proprio partito è proprio la sublimazione della più cinica e spudorata scuola democristiana. Ma tant’è. Il buon Renzi non s’è fatto scrupoli e così è andato a precettare un bersaniano doc (Maurizio Martina), un giovane turco (Andrea Orlando) tre Areadem, renziani dell’ultima ora (Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Federica Mogherini) e nientemeno che Maria Carmela Lanzetta, la “sindaca” anti-‘ndangheta che faceva parte del gruppo dei 16 “civatiani” che avevano votato no in direzione al documento di Renzi che faceva la festa a Letta.
Questo della Lanzetta è stato davvero un colpo magistrale: l’annuncio della “cooptazione” è arrivato proprio nel momento in cui Pippo Civati andava dichiarando che la fiducia al governo Renzi da parte sua e dei suoi era tutt’altro che scontata. Tant’è che appena uscita la lista dei ministri, Civati s’è trovato spiazzato e ha voluto sottolineare il fatto che nessuno della direzione Pd aveva sentito il bisogno di avvisarlo.
A questo punto, signori, ditemi spassionatamente: E’ qui la “rivoluzione”?

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