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Feb
29

Il mondo oscuro degli orfanatrofi

adozione

S


i sproloquia da mesi disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili riguardo alla possibilità di adozione da parte delle coppie gay, questa «stepchild adoption» significa in parole povere «adozione del figliastro», cioè il meccanismo che permette a uno dei membri di una coppia di essere riconosciuto come genitore del figlio, biologico o adottivo, del compagno; che il ddl sulle unioni civili prevede anche per le coppie omosessuali.
Partendo dal postulato che ognuno della sua vita può farne ciò che vuole, tanto come orientamento politico, religioso, di costume e di identità sessuale, tutto questo can can mediatico serve solo a spettacolizzare un modus vivendi diverso dal naturale.
L’adozione è un gesto d’amore profondissimo, quello di dare una famiglia ad un bambino che nella sua sventura è finito in un orfanatrofio; mentre il mercimonio di una fattrice, volgarmente detto “utero in affitto”, ha qualcosa di squallido.
Come scrive Lidia Baratta, in un suo splendido articolo su http://www.linkiesta.it/ “Orfanotrofi. Umiliati e offesi ”:
In Italia le strutture per minori sono un mondo opaco, dimenticato dalla legge e dall’opinione pubblica. Tantissimi bambini lasciati nelle comunità, perché darli in adozione significa far perdere la retta all’istituto che li ospita. Anni perché i tribunali prendano decisioni.
Perché gli onniscenti della casta non provvedono ad una soluzione? Forse esiste anche una lobby degli orfanatrofi? Quale motivo impedisce di dare un futuro a questi sventurati? A me viene in mente uno solo : il mercimonio della retta!
Difatti sottolinea
”Incastrati in un mondo nebuloso fatto di cooperative, istituzioni, servizi sociali e tribunali in cui circolano fiumi di denaro. Un miliardo di euro l’anno, o forse più. Delle strutture che li ospitano non si sa neanche quante siano – il Garante per l’infanzia ha pubblicato la prima raccolta dati sperimentale solo a novembre 2015. Né si sa quanto costino davvero alle casse pubbliche, visto che le rette da pagare variano dai 40 ai 400 euro al giorno. Erogate finché il minore resta tra le mura della comunità. E un bambino adottato in più, significa sempre una retta in meno.
Da Facebook un post di Franco Marino scrive:
“La compravendita dei bambini è quanto di più barbaro ci sia. A rendersi complice di questo abominio è una mamma che non sa cosa voglia dire mettere al mondo un bimbo o una bimba, vedere le sue microscopiche manine che si attaccano a quelle della mamma e del papà, con quanta forza abbiano in corpo che a noi sembra pochissima, incuranti come siamo delle piccole cose ma per quel bambino sono un modo per dire “Non mi abbandonare”, inconsapevole com’è nella sua innocenza che spesso quelle madri e quei padri stanno per tradirli. Spezzare questa forza significa rovinare un bimbo a vita…”
Poi l’impatto mediatico della notizia della paternità (sic) dell’ex presidente della Regione Puglia e leader di Sel, Nichi Vendola, il quale, attraverso la maternità surrogata negli Usa da parte di una donna californiana, ha avuto un figlio, Tobia Antonio, con il suo compagno canadese Ed Testa che ne sarebbe il padre biologico.
Ha scatenato tutti i network, per avere quel momento di pubblicità che fa tanto bene agli orticelli elettorali.
Verrebbe di porgli la domanda, invece di andare a pagare negli USA adottare un bambino in Italia? Non credo che avrò mai risposta; per il semplice fatto che è “Una merce preziosa che conviene tenere nell’ombra. Mentre le richieste di adozioni nazionali calano di anno in anno”; Lidia Baratta dixit.

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