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Dic
12

IL PADRONE DEL MARCHIO di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Urla contro i suoi con la stessa virulenza con cui urla contro gli avversari. Come un vecchio padrone dell’800 contro gli schiavi che lavoravano nelle sue terre. E lancia invettive volgari (“fuori dalle palle!”) mentre minaccia di chissà quegli vendette giudiziarie chiunque provi ad “usare il marchio” senza il suo consenso. Beppe Grillo, il comico che ha smesso di far ridere da quando prova a fare politica, sbatte in faccia a tutti la verità: il suo non è un “movimento”, è una ditta, che gestisce in società con un socio che si tiene nell’ombra per meglio manovrare gli adepti, trattati alla stregua di agenti di commercio, privati dell’uso del marchio se mostrano di “mettersi in proprio”. Tavolazzi, il primo di uno dei sempre più numerosi dissidenti, dice che con la brutale espulsione di Favia e della Salsi è iniziato il crollo di un falso mito. Un falso mito al quale hanno dato corda e hanno offerto risonanza e ridondanza anche alcuni uomini di comunicazione come Mentana su La7, Travaglio con “Il fatto quotidiano”, Santoro con “Servizio pubblico” ed altri. Che al più presto dovranno trovare il modo di farsi perdonare questo innamoramento, alimentato, in alcuni di loro, dalla libidine per la demagogia e il populismo, mista ad una mercantile ansia di consensi.

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