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Mar
13

Il “però” del compagno Giorgio di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


E’ quasi divertente leggere le esegesi del comunicato emesso dal presidente Napolitano dopo l’incontro con il Consiglio Superiore della Magistratura, preceduto dall’incontro con la delegazione del Pdl. La frase cavalcata dagli esponenti del Pdl (ma anche da qualche autorevole giornale) è la seguente: «E’ comprensibile la preoccupazione dello schieramento che è risultato secondo nelle elezioni, di veder garantito che il suo leader possa partecipare alla complessa fase politico-istituzionale già in pieno svolgimento, che si proietterà fino alla seconda metà del prossimo mese di aprile». E si fermano lì.
Ma questa frase è seguita – con un “però” esplicitamente sottinteso – da un’altra frase: «Non è da prendersi nemmeno in considerazione l’aberrante ipotesi di manovre tendenti a mettere fuori giuoco – “per via giudiziaria” come con inammissibile sospetto si tende ad affermare – uno dei protagonisti del confronto democratico e parlamentare nazionale». L’aggettivo “aberrante” è riferito al sostantivo “ipotesi”, che è appunto quella formulata dagli amici di Berlusconi: che lo si voglia mettere fuori gioco per via giudiziaria.
E, a scanso di equivoci, Napolitano ha dichiarato agli esponenti del Pdl: «Nessuno può considerarsi esonerato, in virtù dell’investitura popolare, dal più severo controllo di legalità», ribadendo che «l’indipendenza della magistratura non si discute». Contemporaneamente, nell’incontro col Csm «con fermezza ho sollecitato il rispetto di rigorose norme di comportamento da parte di quanti sono chiamati a indagare e giudicare, guardandosi dall’attribuirsi missioni improprie e osservando scrupolosamente i principi del “giusto processo” sanciti nell’art.111 della Carta».
Non solo chi conosce da cinquant’anni Giorgio Napolitano e la sua consumata abilità politica sperimentata in anni di guida del Partito comunista, ma anche chi semplicemente leggesse le sue parole con la mente sgombra da prevenzioni e da mire d’ogni tendenza distorsive del suo pensiero, capirebbe bene qual è il messaggio che ha lanciato, al Pdl e a tutti gli italiani. Ma gli farebbe torto anche chi volesse farlo apparire come uno sfuggente emulo della Sibilla cumana.
P.S. – A conforto di quanto sopra avevamo scritto in questo articolo il 12 marzo, va segnalato che il presidente Npolitano ha inviato oggi una lettera a La Repubblica per affermare con forza che “nessuno scudo è stato offerto a chi è imputato in procedimenti penali da cui non può sentirsi esonerato in virtù dell’investitura popolare ricevuta”.

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