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Mar
28

« Il potere fine a se stesso »


Eravamo abituati al potere dei vecchi partiti, che con la loro paterna benedizione dispensavano raccomandazioni per accrescere l’orticello elettorale, poi divennero ingordi e mani pulite fece tabula rasa di quella classe politica.
E quella prima fase di potere partitico, finì ingloriosamente nelle aule di giustizia, poi l’avvento del ‘dominus’, colui il cui potere era finanziario e mediatico ; la nascita del partito azienda con il suo padrone.
Per decenni ha imperato ed ingrassato le sue aziende e i suoi fedeli peones, dispensando poltrone, incarichi e prebende ; per poi finire a basso impero tra corruzioni, collusioni e situazioni pecoreccie che ne avrebbero decretato la fine dal proscenio.
Con l’uscita alla gatton gattoni, dalla porta di dietro, ci si aspettava una ventata di liberismo democratico, un rilancio all’economia ed al lavoro,una nuova fase di rapporto tra cittadino ed istituzioni.
Ma è stata una pia illusione, dai partiti padronali alle accozzaglie, ci si è ritrovati con una maggioranza che ha fatto quadrato per salvare se stessa e quanto ruspato negli anni ; al cittadino/elettore la fine della solita pecora da tosare.
Tronfi delle standing ovation riscosse all’estero, il cui unico risultato è stato quello di recuperare un filino di credibilità a quella ormai circense e gaudente, il resto è stato a detta di molti una vera e propria macelleria sociale.
Il potere tecnico, con la sua filosofia rigorista, sta letteralmente devastando il paese, ogni manovra si sta dimostrando improvvida alla situazione di degrado sociale nel quale stanno vivendo milioni di italiani, portando sempre più alla miseria ed alla perdita di dignità per il lavoro negato o mancato.
Se quel potere, fosse stato utilizzato per le vere riforme ed al vero taglio della spesa pubblica, il paese di buon grado avrebbe sopportato questa ennesima tosatura dei ben magri redditi ; invece è stato il tutto l’ennesima presa in giro che da politica è diventata tecnica.
Ma non solo, anche l’arroganza di chi si sente l’unto del Signore sobriamente (che c’azzeca dixit), oppure dalla maestrina piangente sentirsi apostrofare : “Siamo stati chiamati a fare un lavoro sgradevole non a distribuire caramelle”.
La loro giustificazione, a questo potere tecnico, è semplice, s’ammantano di ripetere in ogni dove : “l’Italia rischiava di finire in fondo al baratro. E noi, i tecnici, l’abbiamo salvata”; e lo dicono pure convinti, senza vedere che il paese è ritornato indietro di decenni e l’impoverimento è diventato endemico.
Questa è la fine di un paese che è vissuto nell’illusione, ma adesso se ne sta rendendo conto che dal postribolo stiamo finendo alla povertà.

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