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Ott
26

Il quid di Stefano Clerici


ORA DI PUNTA


Il partito è mio e lo gestisco io. Si può inventare tutti i giochetti possibili, può saltare di palo in frasca quanto gli pare e piace, può dire tutto e il contrario di tutto da un minuto all’altro, ma alla fine non c’è niente da fare: questo è il dna del Cavaliere. Questa è la sua anima profonda, questa è la voce del padrone che si può a volte mascherare ma che poi prorompe con forza come un vulcano che si sveglia da un lungo sonno. Non poteva, dunque, che finire così: Berlusconi s’è ripreso in mano il partito, ha ucciso e sepolto il Popolo delle Libertà e ha “azzerato” il segretario Angelino Alfano. Quanto a Letta pare gli siano stati concessi i “quindici giorni” ma quando si compirà l’atto di “lesa maestà” con la decadenza da senatore del Cavaliere, anche le larghe intese finiranno “azzerate”.
Ora, di che pasta sia fatto l’uomo di Arcore lo sappiamo da un pezzo, non abbiamo mai né creduto né tantomeno sperato in improbabili “conversioni” sulla via della democrazia. Ma siamo invece molto curiosi di scoprire adesso di che pasta è fatto Angelino Alfano e con lui tutti quei ministri e parlamentari pidiellini che si sono schierati fin qui con il segretario oggi brutalmente azzerato.
Alfano non si è presentato all’Ufficio di presidenza che ha decretato la “rinascita” di Forza Italia e la “reincoronazione” del Cavaliere. Un’assenza, quella del segretario (ex?) che Berlusconi ha cercato di minimizzare (“meglio – ha detto – che non ci fossero, e comunque avevano il mio consenso”). Ma faranno altrettanto Alfano e i “governativi”?
Caro segretario (ex?), stavolta deve decidere. O farà come ha fatto il suo Capo quel fatidico 2 ottobre, giorno della fiducia al governo Letta, capovolgendo in extremis la sua posizione senza paura del ridicolo (cosa a lui abituale), oppure tira fuori finalmente il quid: due quid, grosse e tonde, da sbattere sul tavolo del suo (speriamo ex) principale.

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