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Dic
02

Il ricatto election day di Ennio Simeone


ORA DI PUNTA


Angelino Alfano è un uomo tutto d’un pezzo. Reduce da 5 ore di estenuante colloquio con il Cavaliere nella villa di Arcore, ne è uscito annunciando ad alta voce: le primarie del Pdl si faranno il 16 dicembre. Poi, più sommessamente, quasi impercettibilmente, ha aggiunto: ma aspettiamo che cosa deciderà Lui. Cioè: nel frattempo potremmo anche cambiare idea e a quel punto si dirà che non c’è tempo per organizzarle.
Ma Angelino Alfano è un uomo tutto d’un pezzo: mi piego ma non mi spezzo. E sa alzarla la voce quando serve per trasmettere quella del Cavaliere. Con la forza che gli deriva dalla flessibile decisione, appena comunicata, sulla data delle primarie del suo partito, ha ammonito il governo: o election day o è crisi. Che tradotto in parole semplici vuol dire: se il governo consente che le elezioni regionali nel Lazio, in Lombardia e in Molise si svolgano a febbraio, come prevede la legge e come ha ordinato il Consiglio di Stato, e non a marzo o aprile in contemporanea con quelle nazionali, il Pdl (con l’appoggio della Lega) farà cadere subito il governo.
E perché questo squallido ricatto? Semplice: perché, prevedendo che in quelle regioni il centrodestra prenderà una sonora sconfitta, il Cavaliere teme che questo risultato avrà un effetto di trascinamento anche sulle elezioni nazionali; e comunque, male che vada, i dimissionari Formigoni, Polverini e Iorio (Molise) governeranno per un altro paio di mesi senza dover conto a dei consigli regolarmente eletti.
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Unica variante: per ora il lavoro sporco lo fa fare al portavoce.

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