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Dic
02

Il rogo delle omertà


Ecco l’Italia che piace a molti ma con non piace ad altrettanti. Il rogo di Prato ha dimostrato ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che abbiamo un problema di sicurezza, non solo a livello giuridico, ma anche umano. “L’invasione” dei cinesi, realtà oramai conclamata in diversi luoghi italiani, rappresenta un problema poco considerato dalle varie amministrazioni locali. Eppure tutti sanno che in quei capannoni si consumano drammi umani che calpestano ogni diritto lavorativo e sindacale (quest’ultimo attributo è parola oramai sconosciuta). Eppure si continua a foraggiare l’industria cinese tanto da apporre il Made in Italy perfino ai prodotti assemblati in Italia dai cinesi. 25, 30 anni fa a Prato gli abitanti si fregavano le mani per aver affittato a prezzi stratosferici le loro case i loro laboratori ai cinesi non valutando l’ipotesi (non tanto remota) che poi quegli stessi avrebbero creato una loro egemonia sul territorio, di fatto rendendolo più arido e sempre meno commerciale. Delle persone scomparse nel rogo altre ne verranno, sostituendosi come ricambi di un automobile, senza che nessuno sappia… o forse si, perchè fa comodo non sapere. La vox populi narra di funerali cinesi mai visti, di persone con documenti più vecchi a dispetto della loro età. Gli stessi “vecchi” cinesi hanno denunciato più volte questo fenomeno perchè allora i controlli erano più rigidi e serrati. Se uno “normale” oggi apre un negozio le prime visite (e successive) sono dell’ASL, pompieri, Inail, questura, finanza… Da loro non ci vanno perchè forse politicamente poco corretto. La questione cinese è facilmente trasportabile ad ogni livello, ad iniziare dai kebab, ai phone center, ai supermercati multietnici. In via del Porcellana si contano almeno 4 parrucchiere gestite da nord africane, quando ci sono dei dettami ben precisi sulla collocazione dei negozi. Pensando ai cinesi periti nel rogo essi sono morti due volte uccisi dai loro connazionali e dalla società che li ospita. E’ totalmente inutile piangere sul latte versato. E siamo solo all’inizio.

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